La risultante mappa si può vedere, ricercare, ingrandire ecc. nel sito dell’ Università della California (USC) con l’interfaccia di Google Map.
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Saturday, November 21, 2009
Una carta archeologica ricercabile della Palestina (6950 siti)
La risultante mappa si può vedere, ricercare, ingrandire ecc. nel sito dell’ Università della California (USC) con l’interfaccia di Google Map.
Saturday, October 24, 2009
DOAJ: Directory of Open Access Journals
DOAJ fornisce gratuitamente il testo completo di riviste bibliche, letterarie e scientifiche in molte diverse lingue. L'elenco comprende 4382 riviste e 320624 articoli.
Si può ricercare parole e frasi nel testo degli articoli oppure esplorare per titoli e soggetti (ad esempio: Storia, Archeologia, Lingue, Filosofia, Religione, Bibbia, ecc.).
Si può ricercare parole e frasi nel testo degli articoli oppure esplorare per titoli e soggetti (ad esempio: Storia, Archeologia, Lingue, Filosofia, Religione, Bibbia, ecc.).
Tuesday, October 20, 2009
Nuovo e-book su Ascalon, Cesarea, Sefforis, Masada e Gerusalemme (Fortezza Antonia)
La Biblical Archaeological Society offre la seguente raccolta di contributi nel campo dell'archeologia biblica sia dell'Antico che del Nuovo Testamento. Gli articoli, tutti di rinomati autori, trattano di Ascalon, Cesarea, Sefforis, Masada e Gerusalemme (Fortezza Antonia).
Sara Yeomans (Ed.), Israel: An Archaeological Journey, Biblical Archaeology Society, 2009. p. VI+64
CONTENT
- “Introduction”, by Sara Yeomans
- “The Fury of Babylon: Ashkelon and the Archaeology of Destruction,” by Lawrence Stager
- “Vegas on the Med: A Tour of Caesarea’s Entertainment District.” by Yoseph Porath
- “How Jewish was Sepphoris in Jesus’ Time?” by Mark Chancey and Eric Meyers
- “Where Masada’s Defenders Fell,” by Nachman Ben-Yehuda
- “A New Reconstruction of Paul’s Prison: Herod’s Antonia Fortress,” by Ehud Netzer
Sara Yeomans (Ed.), Israel: An Archaeological Journey, Biblical Archaeology Society, 2009. p. VI+64
CONTENT
- “Introduction”, by Sara Yeomans
- “The Fury of Babylon: Ashkelon and the Archaeology of Destruction,” by Lawrence Stager
- “Vegas on the Med: A Tour of Caesarea’s Entertainment District.” by Yoseph Porath
- “How Jewish was Sepphoris in Jesus’ Time?” by Mark Chancey and Eric Meyers
- “Where Masada’s Defenders Fell,” by Nachman Ben-Yehuda
- “A New Reconstruction of Paul’s Prison: Herod’s Antonia Fortress,” by Ehud Netzer
Nella figura, la nuova ricostruzione dell'Antonia proposta da Netzer.
Sunday, September 27, 2009
La Sacra Bibbia (versione CEI 2008) disponibile in rete
È ora disponibile il testo elettronico completo della nuova Bibbia CEI in formato Acrobat (.PDF) nel sito “laparola.it”, organizzato in un comodo indice.
Chi preferisce tutta la Bibbia riunita insieme in un solo file, può scaricarla invece da qui.
Chi preferisce tutta la Bibbia riunita insieme in un solo file, può scaricarla invece da qui.
Friday, February 27, 2009
Atti di Munazio Felice Flamine Perpetuo (Gesta apud Zenophilum, 18‑19)
Ottavo consolato di Diocleziano e settimo di Massimiano, giorno quattordicesimo prima delle calende di giugno (18 maggio 303).
Dagli atti di Munazio Felice, flamine perpetuo, amministratore della colonia di Cirta.
Appena giunsero alla casa in cui si riunivano i cristiani (ad domum in qua christiani conveniebant), il flamine perpetuo Felice, amministratore della colonia, disse al vescovo Paolo: «Consegnate tutte le Scritture della [vostra] legge (scripturas legis) e tutte le altre cose che avete, come vi è stato ordinato, al fine di obbedire al comando imperiale».
Il vescovo Paolo rispose: «Le Scritture sono in mano ai lettori, ma noi siamo pronti a consegnarvi tutto quello che abbiamo qui».
L'amministratore Felice, flamine perpetuo, ordinò al vescovo Paolo: «Mostrami i lettori o manda a chiamarli».
Rispose il vescovo: «Li conoscete tutti».
Ribatté l'amministratore Felice: «Non li conosciamo!»
Insistette il vescovo Paolo: «Li conoscono i pubblici impiegati, intendo dire gli scrivani Edusio e Giunio».
Disse allora l'amministratore Felice: «Ferma restando la questione dei lettori, che gli scrivani avranno il compito di ricercare, consegnate intanto voi tutto quello che avete».
Mentre il vescovo Paolo sedeva, con i presbiteri Montano, Vittore, Deusatelio e Memorio, in piedi stando i diaconi Marte ed Elio, i suddiaconi Marcuclio, Catullino, Silvano e Caroso, i fossori Gennario, Meraclo, Fruttuoso, Miggine, Saturnino, Vittore e altri, di fronte a loro Vittore, figlio di Aufidio, redasse il seguente inventario: due calici d'oro, sei d'argento, sei orcioli d'argento, un piccolo caldaio d'argento, sette lucerne d'argento, due grandi candelabri, sette piccoli candelieri con le loro lucerne, undici lucerne di bronzo con le loro catene, ottantadue tuniche da donna, trentotto veli, sedici tuniche da uomo, tredici paia di calzature da uomo, quarantasette da donna, diciotto funi rustiche.
L'amministratore Felice ordinò ai fossori [in realtà suddiaconi - vedi sopra] Marcuclio, Silvano e Caroso: «Consegnate tutto quello che avete».
Silvano e Caroso risposero: «Quello che era qui lo abbiamo tirato fuori tutto».
Il flamine Felice, amministratore dello stato, rispose a Marcuclio, Silvano e Caroso: «La vostra risposta viene trascritta negli atti».
Dopo che i perquisitori si recarono nelle stanze della biblioteca (in bibliothecis) e trovarono gli armadi vuoti, Silvano recò un cofano d'argento e una lucerna, pure d'argento, dicendo di averli trovati dietro un orcio.
Vittore, figlio di Aufidio, disse a Silvano: «Saresti morto, se non li avessi trovati!»
Il flamine Felice disse a Silvano: «Cerca bene, se per caso c’è rimasta qualche cosa».
Rispose Silvano: «Non c’è rimasto niente, abbiamo tirato fuori tutto».
Quando fu aperta la stanza dei banchetti (triclinium), vi furono trovate tre botti e tre orci.
Felice, flamine perpetuo e amministratore dello stato, disse quindi: «Consegnate le Scritture che avete, affinché possiamo soddisfare ai precetti e agli ordini dei sovrani».
Catullino recò un solo codice, molto grande (codicem unum pernimium maiorem). L'amministratore Felice domandò: «Perché avete consegnato un solo codice?»
Catullino e Marcuclio risposero: «Non ne abbiamo di più, perché siamo suddiaconi, ma sono i lettori che tengono i codici».
Il flamine perpetuo Felice, procuratore statale, disse a Catullino e Marcuclio: «Fateci trovare i lettori!»
Catullino e Marcuclio risposero: «Non sappiamo dove siano».
Insistette il flamine Felice: «Se non sapete dove siano, diteci i loro nomi!»
Risposero i due cristiani: «Non siamo traditori. Siamo in tua presenza. Dai ordine di farci uccidere».
Felice allora ordinò: «Siano arrestati!»
Quando giunsero alla casa di Eugenio, l'amministratore Felice, rivolto a lui, gli disse: «Consegnami le Scritture che hai, in conformità con l'editto».
Eugenio gli presentò quattro codici.
Rivolto a Silvano e a Caroso, Felice ordinò: «Scoprite gli altri lettori!»
Silvano e Caroso risposero: «Lo ha già detto il vescovo che gli scrivani Edusio e Giunio li conoscono tutti. Siano loro a indicarti le case dei lettori!»
Gli scrivani Edusio e Giunio dissero: «Siamo pronti a indicarteli, signore».
Quando giunsero alla casa di Felice, costruttore di mosaici, egli presentò cinque codici; quando giunsero alla casa di Vittorino, ne presentò otto; in casa di Proietto, questi presentò cinque codici maggiori e due minori; giunti che furono alla casa del maestro (grammaticus) Vittore, Felice gli ordinò: «Consegna le Scritture che hai, per obbedire all'ordine».
Il grammatico Vittore consegnò due codici e quattro quaderni.
Rivolto al maestro, Felice gli disse: «Consegna le Scritture, poiché ne hai ancora».
Rispose il maestro Vittore: «Se ne avessi avute ancora, te le avrei date».
Quando giunsero alla casa di Euticio di Cesarea, Felice gli disse: «Consegna le Scritture che hai presso di te, secondo l'editto».
Euticio rispose: «Non ne ho».
Felice disse ad Euticio: «La tua risposta viene trascritta negli atti».
Quando giunsero alla casa di Codeone, la moglie di questi presentò sei codici. Felice le disse: «Guarda bene se ne hai ancora degli altri e, in tal caso, consegnali».
La donna rispose: «Non ne ho».
Rivolto allo schiavo pubblico Bovi, Felice comandò: «Entra e cerca se ne hanno degli altri».
Rispose lo schiavo: «Ho cercato e non ne ho trovati».
Rivolto a Vittorino, Silvano e Caroso, Felice disse: «Se qualche cosa è stata tralasciata, è vostra responsabilità».
Dall’Appendice alle opere di Ottato di Milevi: CSEL 26, p. 186-188.
Dagli atti di Munazio Felice, flamine perpetuo, amministratore della colonia di Cirta.
Appena giunsero alla casa in cui si riunivano i cristiani (ad domum in qua christiani conveniebant), il flamine perpetuo Felice, amministratore della colonia, disse al vescovo Paolo: «Consegnate tutte le Scritture della [vostra] legge (scripturas legis) e tutte le altre cose che avete, come vi è stato ordinato, al fine di obbedire al comando imperiale».
Il vescovo Paolo rispose: «Le Scritture sono in mano ai lettori, ma noi siamo pronti a consegnarvi tutto quello che abbiamo qui».
L'amministratore Felice, flamine perpetuo, ordinò al vescovo Paolo: «Mostrami i lettori o manda a chiamarli».
Rispose il vescovo: «Li conoscete tutti».
Ribatté l'amministratore Felice: «Non li conosciamo!»
Insistette il vescovo Paolo: «Li conoscono i pubblici impiegati, intendo dire gli scrivani Edusio e Giunio».
Disse allora l'amministratore Felice: «Ferma restando la questione dei lettori, che gli scrivani avranno il compito di ricercare, consegnate intanto voi tutto quello che avete».
Mentre il vescovo Paolo sedeva, con i presbiteri Montano, Vittore, Deusatelio e Memorio, in piedi stando i diaconi Marte ed Elio, i suddiaconi Marcuclio, Catullino, Silvano e Caroso, i fossori Gennario, Meraclo, Fruttuoso, Miggine, Saturnino, Vittore e altri, di fronte a loro Vittore, figlio di Aufidio, redasse il seguente inventario: due calici d'oro, sei d'argento, sei orcioli d'argento, un piccolo caldaio d'argento, sette lucerne d'argento, due grandi candelabri, sette piccoli candelieri con le loro lucerne, undici lucerne di bronzo con le loro catene, ottantadue tuniche da donna, trentotto veli, sedici tuniche da uomo, tredici paia di calzature da uomo, quarantasette da donna, diciotto funi rustiche.
L'amministratore Felice ordinò ai fossori [in realtà suddiaconi - vedi sopra] Marcuclio, Silvano e Caroso: «Consegnate tutto quello che avete».
Silvano e Caroso risposero: «Quello che era qui lo abbiamo tirato fuori tutto».
Il flamine Felice, amministratore dello stato, rispose a Marcuclio, Silvano e Caroso: «La vostra risposta viene trascritta negli atti».
Dopo che i perquisitori si recarono nelle stanze della biblioteca (in bibliothecis) e trovarono gli armadi vuoti, Silvano recò un cofano d'argento e una lucerna, pure d'argento, dicendo di averli trovati dietro un orcio.
Vittore, figlio di Aufidio, disse a Silvano: «Saresti morto, se non li avessi trovati!»
Il flamine Felice disse a Silvano: «Cerca bene, se per caso c’è rimasta qualche cosa».
Rispose Silvano: «Non c’è rimasto niente, abbiamo tirato fuori tutto».
Quando fu aperta la stanza dei banchetti (triclinium), vi furono trovate tre botti e tre orci.
Felice, flamine perpetuo e amministratore dello stato, disse quindi: «Consegnate le Scritture che avete, affinché possiamo soddisfare ai precetti e agli ordini dei sovrani».
Catullino recò un solo codice, molto grande (codicem unum pernimium maiorem). L'amministratore Felice domandò: «Perché avete consegnato un solo codice?»
Catullino e Marcuclio risposero: «Non ne abbiamo di più, perché siamo suddiaconi, ma sono i lettori che tengono i codici».
Il flamine perpetuo Felice, procuratore statale, disse a Catullino e Marcuclio: «Fateci trovare i lettori!»
Catullino e Marcuclio risposero: «Non sappiamo dove siano».
Insistette il flamine Felice: «Se non sapete dove siano, diteci i loro nomi!»
Risposero i due cristiani: «Non siamo traditori. Siamo in tua presenza. Dai ordine di farci uccidere».
Felice allora ordinò: «Siano arrestati!»
Quando giunsero alla casa di Eugenio, l'amministratore Felice, rivolto a lui, gli disse: «Consegnami le Scritture che hai, in conformità con l'editto».
Eugenio gli presentò quattro codici.
Rivolto a Silvano e a Caroso, Felice ordinò: «Scoprite gli altri lettori!»
Silvano e Caroso risposero: «Lo ha già detto il vescovo che gli scrivani Edusio e Giunio li conoscono tutti. Siano loro a indicarti le case dei lettori!»
Gli scrivani Edusio e Giunio dissero: «Siamo pronti a indicarteli, signore».
Quando giunsero alla casa di Felice, costruttore di mosaici, egli presentò cinque codici; quando giunsero alla casa di Vittorino, ne presentò otto; in casa di Proietto, questi presentò cinque codici maggiori e due minori; giunti che furono alla casa del maestro (grammaticus) Vittore, Felice gli ordinò: «Consegna le Scritture che hai, per obbedire all'ordine».
Il grammatico Vittore consegnò due codici e quattro quaderni.
Rivolto al maestro, Felice gli disse: «Consegna le Scritture, poiché ne hai ancora».
Rispose il maestro Vittore: «Se ne avessi avute ancora, te le avrei date».
Quando giunsero alla casa di Euticio di Cesarea, Felice gli disse: «Consegna le Scritture che hai presso di te, secondo l'editto».
Euticio rispose: «Non ne ho».
Felice disse ad Euticio: «La tua risposta viene trascritta negli atti».
Quando giunsero alla casa di Codeone, la moglie di questi presentò sei codici. Felice le disse: «Guarda bene se ne hai ancora degli altri e, in tal caso, consegnali».
La donna rispose: «Non ne ho».
Rivolto allo schiavo pubblico Bovi, Felice comandò: «Entra e cerca se ne hanno degli altri».
Rispose lo schiavo: «Ho cercato e non ne ho trovati».
Rivolto a Vittorino, Silvano e Caroso, Felice disse: «Se qualche cosa è stata tralasciata, è vostra responsabilità».
Dall’Appendice alle opere di Ottato di Milevi: CSEL 26, p. 186-188.
Wednesday, January 14, 2009
Testimonium Flavianum (AJ XVIII, 63-64)
Paragone di alcuni testi evidenziati a colore
(fare clic sulle immagini per ingrandirle).


"Ora, ci fu verso questo tempo Gesù, uomo sapiente, seppure bisogna chiamarlo uomo: infatti faceva (era operatore di) opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità. E attirò a sé molti Giudei, e anche molti dei Greci. Costui era il Cristo.
E avendo Pilato, per denunzia degli uomini principali fra noi, punito lui di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti comparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già detto i divini profeti riguardo a lui. E ancora adesso non è venuta meno la razza di quelli che, da costui sono chiamati cristiani"
(G. Ricciotti, La Guerra Giudaica, SEI 1963, 154-165. Il testimonium Flavianum.
Miracoli, insegnamento, croce, apparizioni, cose predette dai profeti… un testo così cristiano da insospettire i critici, diversi dei quali lo ritengono una interpolazione posteriore, almeno in parte.
Ma forse non è necessario arricciare tanto il naso.
Il termine Χριστός lo si trova una seconda volta in Giuseppe AJ VIII, 137 in riferimento a un muro coperto di intonaco. Il verbo χρίω è usato con il senso di dipingere, mettere l'intonaco, ungere - normalmente usato per l'unzione regale.
Non c'è nessun passo in cui il termine si trova col sostantivo Unto nel senso di Messia.
Qui perciò può avere solo il senso di un nome proprio del fondatore dei Cristiani. Giuseppe vuole spiegare da dove sono originati i cristiani che a Roma sono presenti al momento della redazione del paragrafo. Gesù detto il Cristo è stato crocifisso da Pilato ed è da lui che i cristiani portano il loro nome. Molto simile a ciò che scrisse Tacito negli Annali XV, 44: "Nerone inventò i colpevoli...quelli che il popolo chiamava Cristiani...Il loro nome veniva da Cristo che sotto il regno di Tiberio era stato condannato al supplizio per ordine del procuratore Ponzio Pilato..."
Da cui si deduce che Tacito abbia desunto la notizia da Giuseppe la cui opera era nota a Roma come lo era l'autore. Scrive Svetonio scrivendo di Vespasiano VI,6: "Uno dei prigionieri più nobili chiamato Giuseppe incarcerato gli affermò costantemente che in breve sarebbe stato liberato da lui (divenuto) imperatore".
Eusebio scrive di Giuseppe in HE III, 9,2 elogiativamente: "che fu di gran lunga il più celebre dei Giudei del suo tempo… lo riconoscono non solo i suoi connazionali ma gli stessi romani che a Roma gli eressero una statua e ne stimarono i libri degni delle biblioteche".
"se bisogna chiamarlo uomo"
Nel Contra Apionem I, 232 e 236 di un indovino egiziano Amenofis si scrive che era "un uomo saggio e profetico che sembrava aver partecipato a una natura divina per la sua saggezza e la sua prescienza".
- Giuseppe chiama "divino" ciò che oltrepassa la misura comune
Mosè: "gli egiziani stimano che questo uomo è ammirevole e divino (Contra Apionem I, 279)
- Samuele: appare simile a Dio AJ VI, 33
- Salomone: ha una intelligenza divina AJ VIII, 34; gode di una saggezza divina per tutte le cose, specialmente per provvedere il suo paese di strade" AJ VIII, 187
- Isaia: era riconosciuto da tutti come divino e meravigliosamente veritiero AJ X, 35
- Daniele: acquista presso gli uomini "la confidenza nella sua verità e una reputazione di divinità AJ X, 268. doxan theiotetos
Con l'espressione Giuseppe ha voluto sottolineare l'impressione che Gesù aveva fatto sui suoi contemporanei.
Visto in questa luce, Giuseppe nel testimonium appare come un testimone con qualche simpatia nei riguardi di Gesù e del Battista dei quali parla a proposito di Erode Antipa e di Pilato anche senza supporre una relazione tra di loro, mentre nella tradizione cristiana i due sono strettamente uniti.
(Testo elaborato da eugenio su appunti di M. Piccirillo)
(fare clic sulle immagini per ingrandirle).


"Ora, ci fu verso questo tempo Gesù, uomo sapiente, seppure bisogna chiamarlo uomo: infatti faceva (era operatore di) opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità. E attirò a sé molti Giudei, e anche molti dei Greci. Costui era il Cristo.
E avendo Pilato, per denunzia degli uomini principali fra noi, punito lui di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti comparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già detto i divini profeti riguardo a lui. E ancora adesso non è venuta meno la razza di quelli che, da costui sono chiamati cristiani"
(G. Ricciotti, La Guerra Giudaica, SEI 1963, 154-165. Il testimonium Flavianum.
Miracoli, insegnamento, croce, apparizioni, cose predette dai profeti… un testo così cristiano da insospettire i critici, diversi dei quali lo ritengono una interpolazione posteriore, almeno in parte.
Ma forse non è necessario arricciare tanto il naso.
Il termine Χριστός lo si trova una seconda volta in Giuseppe AJ VIII, 137 in riferimento a un muro coperto di intonaco. Il verbo χρίω è usato con il senso di dipingere, mettere l'intonaco, ungere - normalmente usato per l'unzione regale.
Non c'è nessun passo in cui il termine si trova col sostantivo Unto nel senso di Messia.
Qui perciò può avere solo il senso di un nome proprio del fondatore dei Cristiani. Giuseppe vuole spiegare da dove sono originati i cristiani che a Roma sono presenti al momento della redazione del paragrafo. Gesù detto il Cristo è stato crocifisso da Pilato ed è da lui che i cristiani portano il loro nome. Molto simile a ciò che scrisse Tacito negli Annali XV, 44: "Nerone inventò i colpevoli...quelli che il popolo chiamava Cristiani...Il loro nome veniva da Cristo che sotto il regno di Tiberio era stato condannato al supplizio per ordine del procuratore Ponzio Pilato..."
Da cui si deduce che Tacito abbia desunto la notizia da Giuseppe la cui opera era nota a Roma come lo era l'autore. Scrive Svetonio scrivendo di Vespasiano VI,6: "Uno dei prigionieri più nobili chiamato Giuseppe incarcerato gli affermò costantemente che in breve sarebbe stato liberato da lui (divenuto) imperatore".
Eusebio scrive di Giuseppe in HE III, 9,2 elogiativamente: "che fu di gran lunga il più celebre dei Giudei del suo tempo… lo riconoscono non solo i suoi connazionali ma gli stessi romani che a Roma gli eressero una statua e ne stimarono i libri degni delle biblioteche".
"se bisogna chiamarlo uomo"
Nel Contra Apionem I, 232 e 236 di un indovino egiziano Amenofis si scrive che era "un uomo saggio e profetico che sembrava aver partecipato a una natura divina per la sua saggezza e la sua prescienza".
- Giuseppe chiama "divino" ciò che oltrepassa la misura comune
Mosè: "gli egiziani stimano che questo uomo è ammirevole e divino (Contra Apionem I, 279)
- Samuele: appare simile a Dio AJ VI, 33
- Salomone: ha una intelligenza divina AJ VIII, 34; gode di una saggezza divina per tutte le cose, specialmente per provvedere il suo paese di strade" AJ VIII, 187
- Isaia: era riconosciuto da tutti come divino e meravigliosamente veritiero AJ X, 35
- Daniele: acquista presso gli uomini "la confidenza nella sua verità e una reputazione di divinità AJ X, 268. doxan theiotetos
Con l'espressione Giuseppe ha voluto sottolineare l'impressione che Gesù aveva fatto sui suoi contemporanei.
Visto in questa luce, Giuseppe nel testimonium appare come un testimone con qualche simpatia nei riguardi di Gesù e del Battista dei quali parla a proposito di Erode Antipa e di Pilato anche senza supporre una relazione tra di loro, mentre nella tradizione cristiana i due sono strettamente uniti.
(Testo elaborato da eugenio su appunti di M. Piccirillo)
Monday, December 8, 2008
Google Maps e la collezione di Carte del “Palestine Exploration Fund” (ca. 1880)
Nell’ambito del progetto DAAHL (Digital Archaeological Atlas of the Holy Land), servito dal California Institute for Telecommunications and Technology (Calit2), UC San Diego, tra le varie novità offerte ce n’è una veramente sorprendente.
Si tratta di una combinazione della moderna tecnologia presente in “Google Maps” con la ricerca storica espressa nelle carte prodotte dal Palestine Exploration Fund da Claude R. Conder e dalla sua équipe del British Ordnance Survey negli anni '1870 e '1880. Queste carte ormai classiche contengono più di 10000 nomi di località, e sono una risorsa di grande importanza per il periodo Turco in Palestina. Il GAIA Lab della Arizona State University ha convertito i 27 fogli in più di 50000 pezzi che sono stati integrati nella interfaccia interattiva di Google Maps con le solite caratteristiche di navigazione e zoom.

Vista generale della parte centrale della zona interessata alle carte del Palestine Exploration Fund (1880 ca.).

Ingrandimento della regione immediatamente a sud di Gerusalemme (Al-Quds), fin quasi a Betlemme.
Si tratta di una combinazione della moderna tecnologia presente in “Google Maps” con la ricerca storica espressa nelle carte prodotte dal Palestine Exploration Fund da Claude R. Conder e dalla sua équipe del British Ordnance Survey negli anni '1870 e '1880. Queste carte ormai classiche contengono più di 10000 nomi di località, e sono una risorsa di grande importanza per il periodo Turco in Palestina. Il GAIA Lab della Arizona State University ha convertito i 27 fogli in più di 50000 pezzi che sono stati integrati nella interfaccia interattiva di Google Maps con le solite caratteristiche di navigazione e zoom.

Vista generale della parte centrale della zona interessata alle carte del Palestine Exploration Fund (1880 ca.).

Ingrandimento della regione immediatamente a sud di Gerusalemme (Al-Quds), fin quasi a Betlemme.
Saturday, December 6, 2008
Strumenti per la ricerca di informazioni attraverso Internet, e per la valutazione e la citazione delle risorse elettroniche
Utilissima pagina a cura del Prof. Fra Carlo Bottero, OFMConv. Docente di Metodologia scientifica nell'ITA (Istituto Teologico di Assisi) e Direttore della Biblioteca d'Istituto (28.10.2008).
INDICE
Testi introduttivi
Strumenti per la ricerca e risorse informative
Orientamenti generali e aggiornamento sul WWW
Repertori generali di strumenti per la ricerca e risorse informative
Indici web per parola (motori di ricerca)
Repertori, introduzione, valutazione e monitoraggio
Singoli motori di ricerca
Singoli motori di ricerca italiani
Meta-indici (interrogazione simultanea e cumulativa di più motori)
Multi-indici (pagina di accesso a più motori, interrogabili separatamente)
Strumenti di ricerca per il "web invisibile" (risorse informative non segnalate dai motori di ricerca, come i database)
Repertori generali di risorse informative divisi per argomento (directory, subject tree)
Repertori con presentazione o recensione delle risorse
Virtual reference desk e opere di consultazione (non sempre chiaramente distinguibili dalle subject directory)
Virtual Reference Desk
Enciclopedie
Dizionari e risorse linguistiche
Iconografia, cartografia e geografia
Risorse per lo studio della storia
Risorse giuridiche
Servizi di reference e risorse professionali
Fornitura copie di documenti (document delivery) e mediatori dell'informazione (information broker)
Repertori di risorse accademiche
Chiesa cattolica, cristianesimo, teologia, religioni
Enti
Subject directory e Virtual Reference Desk
Opere di consultazione e risorse informative
Studio della Sacra Scrittura
Patristica
Varia (liturgia, diritto, dottrina sociale)
Francescanesimo
Biblioteche digitali e testi magisteriali
Iconografia
Periodici online
Abbreviazioni
Repertori e strumenti di ricerca
Singole testate
Tesi
Risorse per la pastorale
Insegnamento della religione
Biblioteche digitali (raccolte di documenti elettronici full text)
Archivi digitali Open Access
Repertori di biblioteche e di OPAC
Principali OPAC a livello internazionale
Principali OPAC italiani
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Singoli OPAC e meta-OPAC
Principali OPAC per la ricerca teologica
Repertori di gruppi di discussione e mailing lists
Periodici elettronici
Liste italiane di periodici
Tesi di laurea e dottorato
Current contents
Repertori case editrici online
Librerie e servizi editoriali online
Istituzioni e associazioni
Strumenti per la valutazione delle risorse informative elettroniche, in particolare online
Strumenti per la citazione delle risorse elettroniche
Saturday, November 22, 2008
Il ministero sacro nel Tempio ebraico e l’abito del sommo sacerdote
Testo estratto dalla Lettera di Aristea a Filocrate, 92-99 (scritto del II sec. aC)
[92] Il ministero dei sacerdoti è incomparabile per il dispiego di forza fisica che richiede e per la disposizione di ordine e di silenzio. Tutti si affannano spontaneamente verso un servizio estremamente faticoso e ciascuno esegue con cura il compito assegnatogli. Senza interruzione prestano servizio, alcuni occupandosi del legname, alcuni dellʼolio, alcuni del fior di farina, altri dei profumi; altri, infine, incaricati della carne dei sacrifici impiegano una notevole forza: [93] afferrano con le mani le cosce dei vitelli che sono di circa due talenti per ciascuna, le sollevano alla giusta altezza con mirabile gesto delle mani e le collocano al loro posto senza sbagliare. Lo stesso accade anche per le pecore e le capre che stupiscono per peso e grassezza. Infatti coloro cui compete scelgono bestie del tutto prive di difetti, notevolmente grasse, e si compie allora lʼoperazione descritta più sopra. [94] Per il loro riposo è disposto un luogo ove siedono quelli che sono in turno di pausa. Trascorso questo, alcuni tra coloro che hanno avuto una sosta si alzano prontamente, anche se nessuno impone loro le modalità del servizio. [95] Vi è un silenzio assoluto, tanto che si potrebbe ritenere che nel luogo non vi sia alcuno, nonostante che gli uomini preposti al servizio siano circa settecento oltre al gran numero di persone che offrono le vittime ma tutto è condotto con rispetto e in maniera degna della grandezza divina.
[96] Un grande stupore ci colse quando vedemmo Eleazar officiare con lʼabito sacerdotale, nella gloria che emanava dallʼabito indossato e dalle pietre che lo adornavano. Vi sono dei campanelli dʼoro intorno allʼorlo che emettono un suono particolare e ai loro lati melograne, bordate di fiori di splendidi colori. [97] Ai fianchi indossava una magnifica ricca cintura tessuta in colori meravigliosi. Sul petto porta quello che è chiamato «lʼoracolo» su cui sono fissate dodici pietre di specie diverse legate in oro con i nomi dei capi delle tribù, secondo lʼordine originario. Ciascuna pietra getta dei bagliori dellʼindescrivibile colore che le è proprio. [98] Sulla testa porta il cosiddetto cidaris e, al di sopra, la inimitabile mitra, il diadema consacrato che porta scolpito in caratteri sacri, su una lamina dʼoro, in mezzo alle ciglia, il nome di Dio pieno di gloria. Egli è stato giudicato degno di usare questi oggetti durante il culto. [99] La visione dʼinsieme di tutto ciò incute timore e sconcerta, tanto che si può credere di essere andati in un altro mondo fuori dal nostro e sostengo che chiunque andrà a vedere quanto ho descritto sarà colpito da stupore e meraviglia indicibile e il suo intimo sarà scosso dallo stato di santità di ogni cosa.

Questa immagine (come quelle del post precedente) è tratta da: Living in the Time of Jesus di Peter Connolly (1983): “Le vesti dei sacerdoti e quelle del sommo sacerdote in particolare”.
[92] Il ministero dei sacerdoti è incomparabile per il dispiego di forza fisica che richiede e per la disposizione di ordine e di silenzio. Tutti si affannano spontaneamente verso un servizio estremamente faticoso e ciascuno esegue con cura il compito assegnatogli. Senza interruzione prestano servizio, alcuni occupandosi del legname, alcuni dellʼolio, alcuni del fior di farina, altri dei profumi; altri, infine, incaricati della carne dei sacrifici impiegano una notevole forza: [93] afferrano con le mani le cosce dei vitelli che sono di circa due talenti per ciascuna, le sollevano alla giusta altezza con mirabile gesto delle mani e le collocano al loro posto senza sbagliare. Lo stesso accade anche per le pecore e le capre che stupiscono per peso e grassezza. Infatti coloro cui compete scelgono bestie del tutto prive di difetti, notevolmente grasse, e si compie allora lʼoperazione descritta più sopra. [94] Per il loro riposo è disposto un luogo ove siedono quelli che sono in turno di pausa. Trascorso questo, alcuni tra coloro che hanno avuto una sosta si alzano prontamente, anche se nessuno impone loro le modalità del servizio. [95] Vi è un silenzio assoluto, tanto che si potrebbe ritenere che nel luogo non vi sia alcuno, nonostante che gli uomini preposti al servizio siano circa settecento oltre al gran numero di persone che offrono le vittime ma tutto è condotto con rispetto e in maniera degna della grandezza divina.
[96] Un grande stupore ci colse quando vedemmo Eleazar officiare con lʼabito sacerdotale, nella gloria che emanava dallʼabito indossato e dalle pietre che lo adornavano. Vi sono dei campanelli dʼoro intorno allʼorlo che emettono un suono particolare e ai loro lati melograne, bordate di fiori di splendidi colori. [97] Ai fianchi indossava una magnifica ricca cintura tessuta in colori meravigliosi. Sul petto porta quello che è chiamato «lʼoracolo» su cui sono fissate dodici pietre di specie diverse legate in oro con i nomi dei capi delle tribù, secondo lʼordine originario. Ciascuna pietra getta dei bagliori dellʼindescrivibile colore che le è proprio. [98] Sulla testa porta il cosiddetto cidaris e, al di sopra, la inimitabile mitra, il diadema consacrato che porta scolpito in caratteri sacri, su una lamina dʼoro, in mezzo alle ciglia, il nome di Dio pieno di gloria. Egli è stato giudicato degno di usare questi oggetti durante il culto. [99] La visione dʼinsieme di tutto ciò incute timore e sconcerta, tanto che si può credere di essere andati in un altro mondo fuori dal nostro e sostengo che chiunque andrà a vedere quanto ho descritto sarà colpito da stupore e meraviglia indicibile e il suo intimo sarà scosso dallo stato di santità di ogni cosa.

Questa immagine (come quelle del post precedente) è tratta da: Living in the Time of Jesus di Peter Connolly (1983): “Le vesti dei sacerdoti e quelle del sommo sacerdote in particolare”.
Wednesday, November 5, 2008
L’ellenismo “cacciato dalla porta rientra dalla finestra”
La rivolta maccabaica si pose come scopo di combattere l’ellenizzazione forzata e di difendere le patrie tradizioni. I componenti della dinastia asmonea incominciano presto, ciò nonostante, a portare nomi greci in aggiunta ai loro nomi ebraici o in luogo di essi (Giovanni Ircano, Aristobulo, Alessandro Ianneo, Salome Alessandra…)!

Un po’ più complicata la dinastia erodiana…

Un po’ più complicata la dinastia erodiana…
Wednesday, October 29, 2008
David Roberts pittore digitalizzato
È possibile vedere on line, in discreta risoluzione (1024x817 px), la raccolta completa delle famose cromo-litografie del pittore inglese David Roberts sulla Terra Santa, disegnate nel 1839 e pubblicate nel 1842, nella raccolta della Library of Congress. Digitare: "david roberts holy land". Risultato: 127 immagini. Cerca il soggetto desiderato, clicca sul titolo, clicca sull’immagine piccola nella nuova pagina, clicca di nuovo su: “higher resolution version", registra col nome.
Esempio:
David Roberts, [Calvary] Jerusalem April 10th 1839
Esempio:
David Roberts, [Calvary] Jerusalem April 10th 1839
In ricordo di Michele Piccirillo (1944-2008)
“Canteranno il cantico di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell'Agnello”
(Apc 15,3).
Scrivi/vedi i messaggi
Wednesday, October 22, 2008
Risorse web per scrivere *facilmente* in Arabo, Greco e Ebraico
L’internet offre utili risorse per facilitare la scrittura di diverse lingue non facili da scrivere con caratteri Unicode. Puoi scrivere direttamente nel browser senza necessità di tastiere speciali e copiare il risultato nel testo che stai elaborando. Il risultato sarà ugualmente valido per tutte le piattaforme: MAC, Windows, Unix… non importa.
Arabo. Scrivi l’arabo come si pronuncia ed ottieni un testo in veri caratteri arabi che puoi usare dovunque:

Greco. Scrivi il greco con caratteri latini (e accenti come in BETA-code) e ottieni un perfetto greco politonico:

Ebraico. Scrivi in una speciale tastiera (plug-in di Firefox), cerca nei testi ebraici (Bibbia, Mishnah, Talmud) e copia quello che ti serve. Il testo biblico è dato anche con le vocali:
Arabo. Scrivi l’arabo come si pronuncia ed ottieni un testo in veri caratteri arabi che puoi usare dovunque:

Greco. Scrivi il greco con caratteri latini (e accenti come in BETA-code) e ottieni un perfetto greco politonico:

Ebraico. Scrivi in una speciale tastiera (plug-in di Firefox), cerca nei testi ebraici (Bibbia, Mishnah, Talmud) e copia quello che ti serve. Il testo biblico è dato anche con le vocali:
Wednesday, October 15, 2008
Lo sviluppo di Gerusalemme nei secoli: popolazione e superficie
Tuesday, October 14, 2008
Chi ha dominato il Medio Oriente nel corso della storia?
Egiziani, Assiri, Babilonesi, Persiani, Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Franchi, Turchi, Europei, Americani… Seguendo questo link (Imperial History of the Middle East) vedrai passare 5000 anni di storia in 90 secondi. Si può scaricare anche il file in differenti formati.
Friday, October 10, 2008
Caricatura…
Wednesday, October 8, 2008
Iniziato il Corso di Storia Biblica
Un po’ in situazione di emergenza terrò quest’anno, nel primo semestre, il corso di Storia Biblica di padre Michele Piccirillo (al quale tutti auguriamo di rimettersi presto in buona salute).
Ad uso degli studenti, segnalo una pagina certamente utile per loro. Palestina nel I secolo dopo Cristo di Gianluigi Bastia
Tra le fonti letterarie la cui lettura deve accompagnare quella della Bibbia eccellono naturalmente le opere Giuseppe Flavio. I lettori italiani ne possono ottenere il testo, in formato elettronico, nella pagina indicata.
Addendum: Nel Sito ufficiale degli scavi di Magdala è riportata per intero anche l’Autobiografia.
Ad uso degli studenti, segnalo una pagina certamente utile per loro. Palestina nel I secolo dopo Cristo di Gianluigi Bastia
Tra le fonti letterarie la cui lettura deve accompagnare quella della Bibbia eccellono naturalmente le opere Giuseppe Flavio. I lettori italiani ne possono ottenere il testo, in formato elettronico, nella pagina indicata.
Addendum: Nel Sito ufficiale degli scavi di Magdala è riportata per intero anche l’Autobiografia.
Sunday, June 1, 2008
Corso previsto per l’anno prossimo (a.a. 2008-2009)
“Luoghi di culto e luoghi di memoria nel Cristianesimo dei primi secoli in Terra Santa” (secondo semestre).
Descrizione: Alla ricerca delle tracce recuperabili della formazione e del primitivo sviluppo delle memorie cultuali sui luoghi biblici cristiani da parte della comunità cristiana del paese. Interesse dimostrato per la Terra Santa da parte di persone provenienti da altri luoghi. Testimonianze archeologiche e letterarie.
Descrizione: Alla ricerca delle tracce recuperabili della formazione e del primitivo sviluppo delle memorie cultuali sui luoghi biblici cristiani da parte della comunità cristiana del paese. Interesse dimostrato per la Terra Santa da parte di persone provenienti da altri luoghi. Testimonianze archeologiche e letterarie.
STUDIUM BIBLICUM FRACISCANUM - JERUSALEM
Facoltà di Scienze bibliche e Archeologia della Pontificia Università “Antonianum” - Roma
PROGRAMMA PER L’ANNO ACCADEMICO 2008-2009
Saturday, April 12, 2008
I vescovi di Gerusalemme provenienti “dalla gentilità”, ed in particolare Narciso
Libro V, Cap. 12: Narciso, quindicesimo tra i vescovi di Gerusalemme “dalla gentilità”
[1] In questo tempo nella Chiesa di Gerusalemme si segnalò il vescovo Narciso, il cui nome ha conservato larga risonanza. Egli fu il decimoquinto nella successione episcopale, dopo l'assedio che subirono i Giudei da parte di Adriano. Da quel momento, l'ho già notato, la Chiesa di Gerusalemme, prima formata da circoncisi, venne ad essere costituita da etnico-cristiani; e ne fu primo vescovo Marco, di provenienza etnico-cristiana.
[2] A Marco, come appare dalle liste dei vescovi di Gerusalemme, successe Cassiano, poi Publio, Massimo, Giuliano, Gaio I, Simmaco, Gaio II, poi un altro Giuliano; seguirono Capitone, Valente, Dulichiano, ed infine Narciso, trentesimo nella scala della successione a contare dagli Apostoli.
[7] A Severo, che aveva tenuto lo scettro imperiale per diciotto anni, successe suo figlio Antonino. In quel tempo fra coloro che nella persecuzione si erano comportati da prodi e che, nonostante le lotte sostenute per la confessione della fede, dalla divina Provvidenza erano stati conservati in vita, c'era un certo Alessandro, di cui abbiamo detto testè ch'era vescovo della Chiesa di Gerusalemme. Egli nel confessare la fede si era talmente distinto che fu stimato degno di occupar quella sede vescovile, pur essendo ancora tra i vivi Narciso, suo predecessore.
Libro VI, Cap. 9: Miracoli di Narciso
[1] I fedeli di quella Chiesa ricordano parecchi miracoli di Narciso, la cui notizia è pervenuta di generazione in generazione attraverso la tradizione dei fratelli. Tra gli altri narrano anche il seguente prodigio da lui compiuto.
[2] Una volta durante la grande vigilia di preparazione alla Pasqua - così si racconta - era venuto a mancare l'olio ai ministri e per questo tutta la moltitudine era in preda a penosa inquietudine. Narciso ingiunse allora a quelli che apparecchiavano le lucerne che attingessero acqua [da un pozzo] e che gliela portassero.
[3] L'ordine fu subito eseguito: egli pregò sull'acqua e, animato da una fede veramente sincera nel Signore, comandò che la si versasse nelle lucerne. Anche questo fu fatto, e contro ogni legge, per divina e stupenda virtù la natura dell'acqua si convertì nella pinguedine dell'olio. Per lungo tempo da allora e persino ai dì nostri, molti dei fratelli di quel luogo conservarono un po' di quest'olio in ricordo del miracolo.
[4] Della vita di quest'uomo si riferiscono altri fatti ancora degni di memoria, tra i quali uno che era espongo. Certi individui malvagi, mal potendo sopportare la sua dirittura di vita e la sua fermezza, per tema che, còlti, non avessero a pagare il fio delle numerose iniquità, di cui erano consapevoli, preventivamente gli tesero un'insidia e gli mossero un'orrenda calunnia.
[5] Per meglio conciliarsi la fede degli ascoltatori confermarono con giuramenti le accuse: uno s'imprecò la morte per fuoco, l'altro la consumazione del suo corpo per morbo esiziale e il terzo la perdita degli occhi. Tuttavia, nonostante i giuramenti, nessuno dei fedeli volle credere ad essi, perché la purezza di Narciso sotto ogni aspetto illibata e la sua condotta tutta adorna di virtù risplendevano agli occhi di tutti.
[6] Ma il vescovo, non reggendo a quelle infamanti tacce e d'altronde già da lungo desideroso di darsi alla vita filosofica [ascetica]. abbandonò la sua gente e la sua Chiesa; e per parecchi anni visse nei deserti e nei luoghi sconosciuti.
[7] Ma il grande occhio della giustizia non rimase, no, indifferente e chiuso su quanto si era commesso. Ben presto gli empi precipitarono in quei mali che, spergiurando, si erano imprecati sul loro capo. Al primo, di notte, una piccola scintilla, senza che apparisse nessuna causa, inopinatamente cadde sulla casa, dove dimorava, bruciò questa totalmente, ed egli' con la sua famiglia vi perì tra le fiamme. Il secondo fu devastato dalle piante dei piedi alla testa dal morbo, che si era chiamato addosso.
[8] Il terzo al vedere i casi succeduti ai primi, paventando l'ineluttabile vendetta di Dio onniveggente, confessò davanti a tutti gl'iniqui disegni da loro concertati e nel suo pentimento si consumò in tanto dolore di gemiti, effuse senza interruzione tanto pianto che da entrambi gli occhi perdette la vista. Queste furono le pene che essi scontarono a castigo delle loro calunnie.
Cap. 10: Fuggito Narciso, ed essendo assolutamente ignoto il luogo dove si trovasse, sembrò opportuno ai capi delle Chiese vicine di imporre le mani ad altra persona per la consacrazione episcopale. Il prescelto portava il nome di Dios; governò breve tempo e successe a lui Germanione, al quale poi tenne dietro Gordio. Sotto quest'ultimo ecco riapparire come redivivo Narciso. I fratelli lo pregarono di rioccupare il seggio episcopale, avendo tutti verso di lui la più alta ammirazione per il suo nascondimento, per la sua vita filosofica e specialmente per il fatto che Iddio s'era degnato di farsi suo vindice.
Libro VI, Cap. 11: Il vescovo Alessandro di Cappadocia
[1] Ma non potendo Narciso per la sua tarda vecchiaia disimpegnare il suo ministero, la divina Provvidenza, per mezzo di una rivelazione in una visione notturna, chiamò a condividere con lui le cure del pontificato il summentovato Alessandro, ch'era vescovo di un'altra Chiesa.
[2] Ammonito dunque da questa visione, come da un oracolo, egli intraprese il viaggio dalla Cappadocia, dove prima era stato elevato alla dignità episcopale, alla volta di Gerusalemme per pregare e visitare i luoghi santi. Gli abitanti di là lo accolsero con ogni cortesia e non gli permisero di ritornare al suo paese. Era succeduta un 'altra rivelazione che essi avevano percepito nel riposo notturno: una voce, bene avyertita dai più virtuosi, aveva intimato di uscire dalle porte e di accogliere il vescovo che Dio a loro destinava. Essi fecero così e, di comune accordo coi vescovi che governavano le Chiese vicine, costrinsero per forza Alessandro a rimanervi.
[3] Alessandro stesso nelle Lettere agli Antinoiti conservateci tuttora, ricorda questa circostanza, vale a dire che Narciso condivide l'episcopato con lui; infatti alla fine della sua epistola scrive testualmente cosl:
«Vi saluta Narciso, che prima di me tenne la sede episcopale di qui ed ora mi coadiuva con le sue preghiere - ha cento e sedici anni - e vi esorta come me alla concordia ».
Libro VI, Cap. 20: Una delle fonti di Eusebio: la “biblioteca” di Èlia
[1] In quest'epoca fiorirono molti ecclesiastici cospicui per sapere. Le lettere, che si scambiarono, ci sono tuttora conservate e sono facili ad essere compulsate: esse sono state custodite sino a noi nella Biblioteca di Elia [Gerusalemme] costituita per iniziativa di Alessandro, che allora reggeva quella Chiesa. È di là che ho potuto raccogliere il materiale storico per la trattazione, a cui ho messo mano.
[1] In questo tempo nella Chiesa di Gerusalemme si segnalò il vescovo Narciso, il cui nome ha conservato larga risonanza. Egli fu il decimoquinto nella successione episcopale, dopo l'assedio che subirono i Giudei da parte di Adriano. Da quel momento, l'ho già notato, la Chiesa di Gerusalemme, prima formata da circoncisi, venne ad essere costituita da etnico-cristiani; e ne fu primo vescovo Marco, di provenienza etnico-cristiana.
[2] A Marco, come appare dalle liste dei vescovi di Gerusalemme, successe Cassiano, poi Publio, Massimo, Giuliano, Gaio I, Simmaco, Gaio II, poi un altro Giuliano; seguirono Capitone, Valente, Dulichiano, ed infine Narciso, trentesimo nella scala della successione a contare dagli Apostoli.
[7] A Severo, che aveva tenuto lo scettro imperiale per diciotto anni, successe suo figlio Antonino. In quel tempo fra coloro che nella persecuzione si erano comportati da prodi e che, nonostante le lotte sostenute per la confessione della fede, dalla divina Provvidenza erano stati conservati in vita, c'era un certo Alessandro, di cui abbiamo detto testè ch'era vescovo della Chiesa di Gerusalemme. Egli nel confessare la fede si era talmente distinto che fu stimato degno di occupar quella sede vescovile, pur essendo ancora tra i vivi Narciso, suo predecessore.
Libro VI, Cap. 9: Miracoli di Narciso
[1] I fedeli di quella Chiesa ricordano parecchi miracoli di Narciso, la cui notizia è pervenuta di generazione in generazione attraverso la tradizione dei fratelli. Tra gli altri narrano anche il seguente prodigio da lui compiuto.
[2] Una volta durante la grande vigilia di preparazione alla Pasqua - così si racconta - era venuto a mancare l'olio ai ministri e per questo tutta la moltitudine era in preda a penosa inquietudine. Narciso ingiunse allora a quelli che apparecchiavano le lucerne che attingessero acqua [da un pozzo] e che gliela portassero.
[3] L'ordine fu subito eseguito: egli pregò sull'acqua e, animato da una fede veramente sincera nel Signore, comandò che la si versasse nelle lucerne. Anche questo fu fatto, e contro ogni legge, per divina e stupenda virtù la natura dell'acqua si convertì nella pinguedine dell'olio. Per lungo tempo da allora e persino ai dì nostri, molti dei fratelli di quel luogo conservarono un po' di quest'olio in ricordo del miracolo.
[4] Della vita di quest'uomo si riferiscono altri fatti ancora degni di memoria, tra i quali uno che era espongo. Certi individui malvagi, mal potendo sopportare la sua dirittura di vita e la sua fermezza, per tema che, còlti, non avessero a pagare il fio delle numerose iniquità, di cui erano consapevoli, preventivamente gli tesero un'insidia e gli mossero un'orrenda calunnia.
[5] Per meglio conciliarsi la fede degli ascoltatori confermarono con giuramenti le accuse: uno s'imprecò la morte per fuoco, l'altro la consumazione del suo corpo per morbo esiziale e il terzo la perdita degli occhi. Tuttavia, nonostante i giuramenti, nessuno dei fedeli volle credere ad essi, perché la purezza di Narciso sotto ogni aspetto illibata e la sua condotta tutta adorna di virtù risplendevano agli occhi di tutti.
[6] Ma il vescovo, non reggendo a quelle infamanti tacce e d'altronde già da lungo desideroso di darsi alla vita filosofica [ascetica]. abbandonò la sua gente e la sua Chiesa; e per parecchi anni visse nei deserti e nei luoghi sconosciuti.
[7] Ma il grande occhio della giustizia non rimase, no, indifferente e chiuso su quanto si era commesso. Ben presto gli empi precipitarono in quei mali che, spergiurando, si erano imprecati sul loro capo. Al primo, di notte, una piccola scintilla, senza che apparisse nessuna causa, inopinatamente cadde sulla casa, dove dimorava, bruciò questa totalmente, ed egli' con la sua famiglia vi perì tra le fiamme. Il secondo fu devastato dalle piante dei piedi alla testa dal morbo, che si era chiamato addosso.
[8] Il terzo al vedere i casi succeduti ai primi, paventando l'ineluttabile vendetta di Dio onniveggente, confessò davanti a tutti gl'iniqui disegni da loro concertati e nel suo pentimento si consumò in tanto dolore di gemiti, effuse senza interruzione tanto pianto che da entrambi gli occhi perdette la vista. Queste furono le pene che essi scontarono a castigo delle loro calunnie.
Cap. 10: Fuggito Narciso, ed essendo assolutamente ignoto il luogo dove si trovasse, sembrò opportuno ai capi delle Chiese vicine di imporre le mani ad altra persona per la consacrazione episcopale. Il prescelto portava il nome di Dios; governò breve tempo e successe a lui Germanione, al quale poi tenne dietro Gordio. Sotto quest'ultimo ecco riapparire come redivivo Narciso. I fratelli lo pregarono di rioccupare il seggio episcopale, avendo tutti verso di lui la più alta ammirazione per il suo nascondimento, per la sua vita filosofica e specialmente per il fatto che Iddio s'era degnato di farsi suo vindice.
Libro VI, Cap. 11: Il vescovo Alessandro di Cappadocia
[1] Ma non potendo Narciso per la sua tarda vecchiaia disimpegnare il suo ministero, la divina Provvidenza, per mezzo di una rivelazione in una visione notturna, chiamò a condividere con lui le cure del pontificato il summentovato Alessandro, ch'era vescovo di un'altra Chiesa.
[2] Ammonito dunque da questa visione, come da un oracolo, egli intraprese il viaggio dalla Cappadocia, dove prima era stato elevato alla dignità episcopale, alla volta di Gerusalemme per pregare e visitare i luoghi santi. Gli abitanti di là lo accolsero con ogni cortesia e non gli permisero di ritornare al suo paese. Era succeduta un 'altra rivelazione che essi avevano percepito nel riposo notturno: una voce, bene avyertita dai più virtuosi, aveva intimato di uscire dalle porte e di accogliere il vescovo che Dio a loro destinava. Essi fecero così e, di comune accordo coi vescovi che governavano le Chiese vicine, costrinsero per forza Alessandro a rimanervi.
[3] Alessandro stesso nelle Lettere agli Antinoiti conservateci tuttora, ricorda questa circostanza, vale a dire che Narciso condivide l'episcopato con lui; infatti alla fine della sua epistola scrive testualmente cosl:
«Vi saluta Narciso, che prima di me tenne la sede episcopale di qui ed ora mi coadiuva con le sue preghiere - ha cento e sedici anni - e vi esorta come me alla concordia ».
Libro VI, Cap. 20: Una delle fonti di Eusebio: la “biblioteca” di Èlia
[1] In quest'epoca fiorirono molti ecclesiastici cospicui per sapere. Le lettere, che si scambiarono, ci sono tuttora conservate e sono facili ad essere compulsate: esse sono state custodite sino a noi nella Biblioteca di Elia [Gerusalemme] costituita per iniziativa di Alessandro, che allora reggeva quella Chiesa. È di là che ho potuto raccogliere il materiale storico per la trattazione, a cui ho messo mano.
Tuesday, March 18, 2008
Fonti topografiche su Aelia Capitolina
La fondazione di Aelia (città romana) in luogo di Gerusalemme (città ebraica) segnò una svolta determinante nella storia della Città Santa.Cronicon Paschale, a.119 d.C. (PG 92, 613-616)
Consolato II di Elio Adriano Augusto e Rusticio. Durante il loro consolato, siccome i giudei tumultuavano, venne Adriano in Gerusalemme e prese prigionieri i Giudei … Quindi demolendo il loro santuario che era in Gerusalemme, costruì due bagni pubblici, un teatro, un edificio a tre nicchie, un tetraninfeo, un dodecapilo, che prima era chiamato la “gradinata”, e una piazza quadrata. Inoltre divise la città sotto propri capi-quartieri a ciascuno dei quali era assegnato un quartiere, e ancora oggi ogni quartiere è chiamato con il nome di quel capo-quartiere. Finalmente impose alla città il suo nome, chiamandola Èlia, giacché egli si chiamava Elio Adriano.
Epifanio di Salamina, De mensuris et ponderibus 14 (PG 92, 613-616)
[L’imperatore Adriano (117-138 d.C.) durante il suo viaggio in Oriente] trovò Gerusalemme completmente rasa al suolo e il tempio di Dio calpestato, ad eccezione di alcune poche case e della chiesa di Dio che era piccola. È là dove i discepoli erano saliti nella sala superiore al loro ritorno dal monte degli Olivi, quando il Signore fu assunto in cielo. Infatti si trovava costruita in quella parte del Sion che era stata risparmiata dall distruione, cioè una parte delle case sparse qua e là sul Sion e sette sinagoghe che sole rimasero al Sion, come tuguri. Una di esse rimase fino al tempo del vescovo Massimo (333-348) e dell’imperatore Costantino (306-337), come una capanna nella vigna, come sta scritto.

Bibliografia:
D. Bahat, The Illustrated Atlas of Jerusalem, Jerusalem 1990.
F.-M. Abel, “Histoire monumentale de Jérusalem, de Titus à nos jours”, Jérusalem nouvelle, 875-902
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