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Sunday, September 27, 2009
Wednesday, January 14, 2009
Testimonium Flavianum (AJ XVIII, 63-64)
Paragone di alcuni testi evidenziati a colore
(fare clic sulle immagini per ingrandirle).


"Ora, ci fu verso questo tempo Gesù, uomo sapiente, seppure bisogna chiamarlo uomo: infatti faceva (era operatore di) opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità. E attirò a sé molti Giudei, e anche molti dei Greci. Costui era il Cristo.
E avendo Pilato, per denunzia degli uomini principali fra noi, punito lui di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti comparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già detto i divini profeti riguardo a lui. E ancora adesso non è venuta meno la razza di quelli che, da costui sono chiamati cristiani"
(G. Ricciotti, La Guerra Giudaica, SEI 1963, 154-165. Il testimonium Flavianum.
Miracoli, insegnamento, croce, apparizioni, cose predette dai profeti… un testo così cristiano da insospettire i critici, diversi dei quali lo ritengono una interpolazione posteriore, almeno in parte.
Ma forse non è necessario arricciare tanto il naso.
Il termine Χριστός lo si trova una seconda volta in Giuseppe AJ VIII, 137 in riferimento a un muro coperto di intonaco. Il verbo χρίω è usato con il senso di dipingere, mettere l'intonaco, ungere - normalmente usato per l'unzione regale.
Non c'è nessun passo in cui il termine si trova col sostantivo Unto nel senso di Messia.
Qui perciò può avere solo il senso di un nome proprio del fondatore dei Cristiani. Giuseppe vuole spiegare da dove sono originati i cristiani che a Roma sono presenti al momento della redazione del paragrafo. Gesù detto il Cristo è stato crocifisso da Pilato ed è da lui che i cristiani portano il loro nome. Molto simile a ciò che scrisse Tacito negli Annali XV, 44: "Nerone inventò i colpevoli...quelli che il popolo chiamava Cristiani...Il loro nome veniva da Cristo che sotto il regno di Tiberio era stato condannato al supplizio per ordine del procuratore Ponzio Pilato..."
Da cui si deduce che Tacito abbia desunto la notizia da Giuseppe la cui opera era nota a Roma come lo era l'autore. Scrive Svetonio scrivendo di Vespasiano VI,6: "Uno dei prigionieri più nobili chiamato Giuseppe incarcerato gli affermò costantemente che in breve sarebbe stato liberato da lui (divenuto) imperatore".
Eusebio scrive di Giuseppe in HE III, 9,2 elogiativamente: "che fu di gran lunga il più celebre dei Giudei del suo tempo… lo riconoscono non solo i suoi connazionali ma gli stessi romani che a Roma gli eressero una statua e ne stimarono i libri degni delle biblioteche".
"se bisogna chiamarlo uomo"
Nel Contra Apionem I, 232 e 236 di un indovino egiziano Amenofis si scrive che era "un uomo saggio e profetico che sembrava aver partecipato a una natura divina per la sua saggezza e la sua prescienza".
- Giuseppe chiama "divino" ciò che oltrepassa la misura comune
Mosè: "gli egiziani stimano che questo uomo è ammirevole e divino (Contra Apionem I, 279)
- Samuele: appare simile a Dio AJ VI, 33
- Salomone: ha una intelligenza divina AJ VIII, 34; gode di una saggezza divina per tutte le cose, specialmente per provvedere il suo paese di strade" AJ VIII, 187
- Isaia: era riconosciuto da tutti come divino e meravigliosamente veritiero AJ X, 35
- Daniele: acquista presso gli uomini "la confidenza nella sua verità e una reputazione di divinità AJ X, 268. doxan theiotetos
Con l'espressione Giuseppe ha voluto sottolineare l'impressione che Gesù aveva fatto sui suoi contemporanei.
Visto in questa luce, Giuseppe nel testimonium appare come un testimone con qualche simpatia nei riguardi di Gesù e del Battista dei quali parla a proposito di Erode Antipa e di Pilato anche senza supporre una relazione tra di loro, mentre nella tradizione cristiana i due sono strettamente uniti.
(Testo elaborato da eugenio su appunti di M. Piccirillo)
(fare clic sulle immagini per ingrandirle).


"Ora, ci fu verso questo tempo Gesù, uomo sapiente, seppure bisogna chiamarlo uomo: infatti faceva (era operatore di) opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità. E attirò a sé molti Giudei, e anche molti dei Greci. Costui era il Cristo.
E avendo Pilato, per denunzia degli uomini principali fra noi, punito lui di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti comparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già detto i divini profeti riguardo a lui. E ancora adesso non è venuta meno la razza di quelli che, da costui sono chiamati cristiani"
(G. Ricciotti, La Guerra Giudaica, SEI 1963, 154-165. Il testimonium Flavianum.
Miracoli, insegnamento, croce, apparizioni, cose predette dai profeti… un testo così cristiano da insospettire i critici, diversi dei quali lo ritengono una interpolazione posteriore, almeno in parte.
Ma forse non è necessario arricciare tanto il naso.
Il termine Χριστός lo si trova una seconda volta in Giuseppe AJ VIII, 137 in riferimento a un muro coperto di intonaco. Il verbo χρίω è usato con il senso di dipingere, mettere l'intonaco, ungere - normalmente usato per l'unzione regale.
Non c'è nessun passo in cui il termine si trova col sostantivo Unto nel senso di Messia.
Qui perciò può avere solo il senso di un nome proprio del fondatore dei Cristiani. Giuseppe vuole spiegare da dove sono originati i cristiani che a Roma sono presenti al momento della redazione del paragrafo. Gesù detto il Cristo è stato crocifisso da Pilato ed è da lui che i cristiani portano il loro nome. Molto simile a ciò che scrisse Tacito negli Annali XV, 44: "Nerone inventò i colpevoli...quelli che il popolo chiamava Cristiani...Il loro nome veniva da Cristo che sotto il regno di Tiberio era stato condannato al supplizio per ordine del procuratore Ponzio Pilato..."
Da cui si deduce che Tacito abbia desunto la notizia da Giuseppe la cui opera era nota a Roma come lo era l'autore. Scrive Svetonio scrivendo di Vespasiano VI,6: "Uno dei prigionieri più nobili chiamato Giuseppe incarcerato gli affermò costantemente che in breve sarebbe stato liberato da lui (divenuto) imperatore".
Eusebio scrive di Giuseppe in HE III, 9,2 elogiativamente: "che fu di gran lunga il più celebre dei Giudei del suo tempo… lo riconoscono non solo i suoi connazionali ma gli stessi romani che a Roma gli eressero una statua e ne stimarono i libri degni delle biblioteche".
"se bisogna chiamarlo uomo"
Nel Contra Apionem I, 232 e 236 di un indovino egiziano Amenofis si scrive che era "un uomo saggio e profetico che sembrava aver partecipato a una natura divina per la sua saggezza e la sua prescienza".
- Giuseppe chiama "divino" ciò che oltrepassa la misura comune
Mosè: "gli egiziani stimano che questo uomo è ammirevole e divino (Contra Apionem I, 279)
- Samuele: appare simile a Dio AJ VI, 33
- Salomone: ha una intelligenza divina AJ VIII, 34; gode di una saggezza divina per tutte le cose, specialmente per provvedere il suo paese di strade" AJ VIII, 187
- Isaia: era riconosciuto da tutti come divino e meravigliosamente veritiero AJ X, 35
- Daniele: acquista presso gli uomini "la confidenza nella sua verità e una reputazione di divinità AJ X, 268. doxan theiotetos
Con l'espressione Giuseppe ha voluto sottolineare l'impressione che Gesù aveva fatto sui suoi contemporanei.
Visto in questa luce, Giuseppe nel testimonium appare come un testimone con qualche simpatia nei riguardi di Gesù e del Battista dei quali parla a proposito di Erode Antipa e di Pilato anche senza supporre una relazione tra di loro, mentre nella tradizione cristiana i due sono strettamente uniti.
(Testo elaborato da eugenio su appunti di M. Piccirillo)
Saturday, November 22, 2008
Il ministero sacro nel Tempio ebraico e l’abito del sommo sacerdote
Testo estratto dalla Lettera di Aristea a Filocrate, 92-99 (scritto del II sec. aC)
[92] Il ministero dei sacerdoti è incomparabile per il dispiego di forza fisica che richiede e per la disposizione di ordine e di silenzio. Tutti si affannano spontaneamente verso un servizio estremamente faticoso e ciascuno esegue con cura il compito assegnatogli. Senza interruzione prestano servizio, alcuni occupandosi del legname, alcuni dellʼolio, alcuni del fior di farina, altri dei profumi; altri, infine, incaricati della carne dei sacrifici impiegano una notevole forza: [93] afferrano con le mani le cosce dei vitelli che sono di circa due talenti per ciascuna, le sollevano alla giusta altezza con mirabile gesto delle mani e le collocano al loro posto senza sbagliare. Lo stesso accade anche per le pecore e le capre che stupiscono per peso e grassezza. Infatti coloro cui compete scelgono bestie del tutto prive di difetti, notevolmente grasse, e si compie allora lʼoperazione descritta più sopra. [94] Per il loro riposo è disposto un luogo ove siedono quelli che sono in turno di pausa. Trascorso questo, alcuni tra coloro che hanno avuto una sosta si alzano prontamente, anche se nessuno impone loro le modalità del servizio. [95] Vi è un silenzio assoluto, tanto che si potrebbe ritenere che nel luogo non vi sia alcuno, nonostante che gli uomini preposti al servizio siano circa settecento oltre al gran numero di persone che offrono le vittime ma tutto è condotto con rispetto e in maniera degna della grandezza divina.
[96] Un grande stupore ci colse quando vedemmo Eleazar officiare con lʼabito sacerdotale, nella gloria che emanava dallʼabito indossato e dalle pietre che lo adornavano. Vi sono dei campanelli dʼoro intorno allʼorlo che emettono un suono particolare e ai loro lati melograne, bordate di fiori di splendidi colori. [97] Ai fianchi indossava una magnifica ricca cintura tessuta in colori meravigliosi. Sul petto porta quello che è chiamato «lʼoracolo» su cui sono fissate dodici pietre di specie diverse legate in oro con i nomi dei capi delle tribù, secondo lʼordine originario. Ciascuna pietra getta dei bagliori dellʼindescrivibile colore che le è proprio. [98] Sulla testa porta il cosiddetto cidaris e, al di sopra, la inimitabile mitra, il diadema consacrato che porta scolpito in caratteri sacri, su una lamina dʼoro, in mezzo alle ciglia, il nome di Dio pieno di gloria. Egli è stato giudicato degno di usare questi oggetti durante il culto. [99] La visione dʼinsieme di tutto ciò incute timore e sconcerta, tanto che si può credere di essere andati in un altro mondo fuori dal nostro e sostengo che chiunque andrà a vedere quanto ho descritto sarà colpito da stupore e meraviglia indicibile e il suo intimo sarà scosso dallo stato di santità di ogni cosa.

Questa immagine (come quelle del post precedente) è tratta da: Living in the Time of Jesus di Peter Connolly (1983): “Le vesti dei sacerdoti e quelle del sommo sacerdote in particolare”.
[92] Il ministero dei sacerdoti è incomparabile per il dispiego di forza fisica che richiede e per la disposizione di ordine e di silenzio. Tutti si affannano spontaneamente verso un servizio estremamente faticoso e ciascuno esegue con cura il compito assegnatogli. Senza interruzione prestano servizio, alcuni occupandosi del legname, alcuni dellʼolio, alcuni del fior di farina, altri dei profumi; altri, infine, incaricati della carne dei sacrifici impiegano una notevole forza: [93] afferrano con le mani le cosce dei vitelli che sono di circa due talenti per ciascuna, le sollevano alla giusta altezza con mirabile gesto delle mani e le collocano al loro posto senza sbagliare. Lo stesso accade anche per le pecore e le capre che stupiscono per peso e grassezza. Infatti coloro cui compete scelgono bestie del tutto prive di difetti, notevolmente grasse, e si compie allora lʼoperazione descritta più sopra. [94] Per il loro riposo è disposto un luogo ove siedono quelli che sono in turno di pausa. Trascorso questo, alcuni tra coloro che hanno avuto una sosta si alzano prontamente, anche se nessuno impone loro le modalità del servizio. [95] Vi è un silenzio assoluto, tanto che si potrebbe ritenere che nel luogo non vi sia alcuno, nonostante che gli uomini preposti al servizio siano circa settecento oltre al gran numero di persone che offrono le vittime ma tutto è condotto con rispetto e in maniera degna della grandezza divina.
[96] Un grande stupore ci colse quando vedemmo Eleazar officiare con lʼabito sacerdotale, nella gloria che emanava dallʼabito indossato e dalle pietre che lo adornavano. Vi sono dei campanelli dʼoro intorno allʼorlo che emettono un suono particolare e ai loro lati melograne, bordate di fiori di splendidi colori. [97] Ai fianchi indossava una magnifica ricca cintura tessuta in colori meravigliosi. Sul petto porta quello che è chiamato «lʼoracolo» su cui sono fissate dodici pietre di specie diverse legate in oro con i nomi dei capi delle tribù, secondo lʼordine originario. Ciascuna pietra getta dei bagliori dellʼindescrivibile colore che le è proprio. [98] Sulla testa porta il cosiddetto cidaris e, al di sopra, la inimitabile mitra, il diadema consacrato che porta scolpito in caratteri sacri, su una lamina dʼoro, in mezzo alle ciglia, il nome di Dio pieno di gloria. Egli è stato giudicato degno di usare questi oggetti durante il culto. [99] La visione dʼinsieme di tutto ciò incute timore e sconcerta, tanto che si può credere di essere andati in un altro mondo fuori dal nostro e sostengo che chiunque andrà a vedere quanto ho descritto sarà colpito da stupore e meraviglia indicibile e il suo intimo sarà scosso dallo stato di santità di ogni cosa.

Questa immagine (come quelle del post precedente) è tratta da: Living in the Time of Jesus di Peter Connolly (1983): “Le vesti dei sacerdoti e quelle del sommo sacerdote in particolare”.
Wednesday, October 22, 2008
Risorse web per scrivere *facilmente* in Arabo, Greco e Ebraico
L’internet offre utili risorse per facilitare la scrittura di diverse lingue non facili da scrivere con caratteri Unicode. Puoi scrivere direttamente nel browser senza necessità di tastiere speciali e copiare il risultato nel testo che stai elaborando. Il risultato sarà ugualmente valido per tutte le piattaforme: MAC, Windows, Unix… non importa.
Arabo. Scrivi l’arabo come si pronuncia ed ottieni un testo in veri caratteri arabi che puoi usare dovunque:

Greco. Scrivi il greco con caratteri latini (e accenti come in BETA-code) e ottieni un perfetto greco politonico:

Ebraico. Scrivi in una speciale tastiera (plug-in di Firefox), cerca nei testi ebraici (Bibbia, Mishnah, Talmud) e copia quello che ti serve. Il testo biblico è dato anche con le vocali:
Arabo. Scrivi l’arabo come si pronuncia ed ottieni un testo in veri caratteri arabi che puoi usare dovunque:

Greco. Scrivi il greco con caratteri latini (e accenti come in BETA-code) e ottieni un perfetto greco politonico:

Ebraico. Scrivi in una speciale tastiera (plug-in di Firefox), cerca nei testi ebraici (Bibbia, Mishnah, Talmud) e copia quello che ti serve. Il testo biblico è dato anche con le vocali:
Wednesday, October 15, 2008
Lo sviluppo di Gerusalemme nei secoli: popolazione e superficie
Tuesday, October 14, 2008
Chi ha dominato il Medio Oriente nel corso della storia?
Egiziani, Assiri, Babilonesi, Persiani, Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Franchi, Turchi, Europei, Americani… Seguendo questo link (Imperial History of the Middle East) vedrai passare 5000 anni di storia in 90 secondi. Si può scaricare anche il file in differenti formati.
Wednesday, October 8, 2008
Iniziato il Corso di Storia Biblica
Un po’ in situazione di emergenza terrò quest’anno, nel primo semestre, il corso di Storia Biblica di padre Michele Piccirillo (al quale tutti auguriamo di rimettersi presto in buona salute).
Ad uso degli studenti, segnalo una pagina certamente utile per loro. Palestina nel I secolo dopo Cristo di Gianluigi Bastia
Tra le fonti letterarie la cui lettura deve accompagnare quella della Bibbia eccellono naturalmente le opere Giuseppe Flavio. I lettori italiani ne possono ottenere il testo, in formato elettronico, nella pagina indicata.
Addendum: Nel Sito ufficiale degli scavi di Magdala è riportata per intero anche l’Autobiografia.
Ad uso degli studenti, segnalo una pagina certamente utile per loro. Palestina nel I secolo dopo Cristo di Gianluigi Bastia
Tra le fonti letterarie la cui lettura deve accompagnare quella della Bibbia eccellono naturalmente le opere Giuseppe Flavio. I lettori italiani ne possono ottenere il testo, in formato elettronico, nella pagina indicata.
Addendum: Nel Sito ufficiale degli scavi di Magdala è riportata per intero anche l’Autobiografia.
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