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Sunday, September 27, 2009

La Sacra Bibbia (versione CEI 2008) disponibile in rete

È ora disponibile il testo elettronico completo della nuova Bibbia CEI in formato Acrobat (.PDF) nel sito “laparola.it”, organizzato in un comodo indice.

Chi preferisce tutta la Bibbia riunita insieme in un solo file, può scaricarla invece da qui.

Friday, February 27, 2009

Atti di Munazio Felice Flamine Perpetuo (Gesta apud Zenophilum, 18‑19)

Ottavo consolato di Diocleziano e settimo di Massimiano, giorno quattordicesimo prima delle calende di giugno (18 maggio 303).
Dagli atti di Munazio Felice, flamine perpetuo, amministratore della colonia di Cirta.

Appena giunsero alla casa in cui si riunivano i cristiani (ad domum in qua christiani conveniebant), il flamine perpetuo Felice, amministratore della colonia, disse al vescovo Paolo: «Consegnate tutte le Scritture della [vostra] legge (scripturas legis) e tutte le altre cose che avete, come vi è stato ordinato, al fine di obbedire al comando imperiale».
Il vescovo Paolo rispose: «Le Scritture sono in mano ai lettori, ma noi siamo pronti a consegnarvi tutto quello che abbiamo qui».
L'amministratore Felice, flamine perpetuo, ordinò al vescovo Paolo: «Mostrami i lettori o manda a chiamarli».
Rispose il vescovo: «Li conoscete tutti».
Ribatté l'amministratore Felice: «Non li conosciamo!»
Insistette il vescovo Paolo: «Li conoscono i pubblici impiegati, intendo dire gli scrivani Edusio e Giunio».
Disse allora l'amministratore Felice: «Ferma restando la questione dei lettori, che gli scrivani avranno il compito di ricercare, consegnate intanto voi tutto quello che avete».

Mentre il vescovo Paolo sedeva, con i presbiteri Montano, Vittore, Deusatelio e Memorio, in piedi stando i diaconi Marte ed Elio, i suddiaconi Marcuclio, Catullino, Silvano e Caroso, i fossori Gennario, Meraclo, Fruttuoso, Miggine, Saturnino, Vittore e altri, di fronte a loro Vittore, figlio di Aufidio, redasse il seguente inventario: due calici d'oro, sei d'argento, sei orcioli d'argento, un piccolo caldaio d'argento, sette lucerne d'argento, due grandi candelabri, sette piccoli candelieri con le loro lucerne, undici lucerne di bronzo con le loro catene, ottantadue tuniche da donna, trentotto veli, sedici tuniche da uomo, tredici paia di calzature da uomo, quarantasette da donna, diciotto funi rustiche.

L'amministratore Felice ordinò ai fossori [in realtà suddiaconi - vedi sopra] Marcuclio, Silvano e Caroso: «Consegnate tutto quello che avete».
Silvano e Caroso risposero: «Quello che era qui lo abbiamo tirato fuori tutto».
Il flamine Felice, amministratore dello stato, rispose a Marcuclio, Silvano e Caroso: «La vostra risposta viene trascritta negli atti».

Dopo che i perquisitori si recarono nelle stanze della biblioteca (in bibliothecis) e trovarono gli armadi vuoti, Silvano recò un cofano d'argento e una lucerna, pure d'argento, dicendo di averli trovati dietro un orcio.
Vittore, figlio di Aufidio, disse a Silvano: «Saresti morto, se non li avessi trovati!»
Il flamine Felice disse a Silvano: «Cerca bene, se per caso c’è rimasta qualche cosa».
Rispose Silvano: «Non c’è rimasto niente, abbiamo tirato fuori tutto».

Quando fu aperta la stanza dei banchetti (triclinium), vi furono trovate tre botti e tre orci.
Felice, flamine perpetuo e amministratore dello stato, disse quindi: «Consegnate le Scritture che avete, affinché possiamo soddisfare ai precetti e agli ordini dei sovrani».
Catullino recò un solo codice, molto grande (codicem unum pernimium maiorem). L'amministratore Felice domandò: «Perché avete consegnato un solo codice?»
Catullino e Marcuclio risposero: «Non ne abbiamo di più, perché siamo suddiaconi, ma sono i lettori che tengono i codici».
Il flamine perpetuo Felice, procuratore statale, disse a Catullino e Marcuclio: «Fateci trovare i lettori!»
Catullino e Marcuclio risposero: «Non sappiamo dove siano».
Insistette il flamine Felice: «Se non sapete dove siano, diteci i loro nomi!»
Risposero i due cristiani: «Non siamo traditori. Siamo in tua presenza. Dai ordine di farci uccidere».
Felice allora ordinò: «Siano arrestati!»

Quando giunsero alla casa di Eugenio, l'amministratore Felice, rivolto a lui, gli disse: «Consegnami le Scritture che hai, in conformità con l'editto».
Eugenio gli presentò quattro codici.

Rivolto a Silvano e a Caroso, Felice ordinò: «Scoprite gli altri lettori!»
Silvano e Caroso risposero: «Lo ha già detto il vescovo che gli scrivani Edusio e Giunio li conoscono tutti. Siano loro a indicarti le case dei lettori!»

Gli scrivani Edusio e Giunio dissero: «Siamo pronti a indicarteli, signore».
Quando giunsero alla casa di Felice, costruttore di mosaici, egli presentò cinque codici; quando giunsero alla casa di Vittorino, ne presentò otto; in casa di Proietto, questi presentò cinque codici maggiori e due minori; giunti che furono alla casa del maestro (grammaticus) Vittore, Felice gli ordinò: «Consegna le Scritture che hai, per obbedire all'ordine».
Il grammatico Vittore consegnò due codici e quattro quaderni.
Rivolto al maestro, Felice gli disse: «Consegna le Scritture, poiché ne hai ancora».
Rispose il maestro Vittore: «Se ne avessi avute ancora, te le avrei date».

Quando giunsero alla casa di Euticio di Cesarea, Felice gli disse: «Consegna le Scritture che hai presso di te, secondo l'editto».
Euticio rispose: «Non ne ho».
Felice disse ad Euticio: «La tua risposta viene trascritta negli atti».

Quando giunsero alla casa di Codeone, la moglie di questi presentò sei codici. Felice le disse: «Guarda bene se ne hai ancora degli altri e, in tal caso, consegnali».
La donna rispose: «Non ne ho».
Rivolto allo schiavo pubblico Bovi, Felice comandò: «Entra e cerca se ne hanno degli altri».
Rispose lo schiavo: «Ho cercato e non ne ho trovati».

Rivolto a Vittorino, Silvano e Caroso, Felice disse: «Se qualche cosa è stata tralasciata, è vostra responsabilità».

Dall’Appendice alle opere di Ottato di Milevi: CSEL 26, p. 186-188.

Wednesday, January 14, 2009

Testimonium Flavianum (AJ XVIII, 63-64)

Paragone di alcuni testi evidenziati a colore
(fare clic sulle immagini per ingrandirle).




"Ora, ci fu verso questo tempo Gesù, uomo sapiente, seppure bisogna chiamarlo uomo: infatti faceva (era operatore di) opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità. E attirò a sé molti Giudei, e anche molti dei Greci. Costui era il Cristo.
E avendo Pilato, per denunzia degli uomini principali fra noi, punito lui di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti comparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già detto i divini profeti riguardo a lui. E ancora adesso non è venuta meno la razza di quelli che, da costui sono chiamati cristiani
"
(G. Ricciotti, La Guerra Giudaica, SEI 1963, 154-165. Il testimonium Flavianum.

Miracoli, insegnamento, croce, apparizioni, cose predette dai profeti… un testo così cristiano da insospettire i critici, diversi dei quali lo ritengono una interpolazione posteriore, almeno in parte.

Ma forse non è necessario arricciare tanto il naso.

Il termine Χριστός lo si trova una seconda volta in Giuseppe AJ VIII, 137 in riferimento a un muro coperto di intonaco. Il verbo χρίω è usato con il senso di dipingere, mettere l'intonaco, ungere - normalmente usato per l'unzione regale.
Non c'è nessun passo in cui il termine si trova col sostantivo Unto nel senso di Messia.
Qui perciò può avere solo il senso di un nome proprio del fondatore dei Cristiani. Giuseppe vuole spiegare da dove sono originati i cristiani che a Roma sono presenti al momento della redazione del paragrafo. Gesù detto il Cristo è stato crocifisso da Pilato ed è da lui che i cristiani portano il loro nome. Molto simile a ciò che scrisse Tacito negli Annali XV, 44: "Nerone inventò i colpevoli...quelli che il popolo chiamava Cristiani...Il loro nome veniva da Cristo che sotto il regno di Tiberio era stato condannato al supplizio per ordine del procuratore Ponzio Pilato..."
Da cui si deduce che Tacito abbia desunto la notizia da Giuseppe la cui opera era nota a Roma come lo era l'autore. Scrive Svetonio scrivendo di Vespasiano VI,6: "Uno dei prigionieri più nobili chiamato Giuseppe incarcerato gli affermò costantemente che in breve sarebbe stato liberato da lui (divenuto) imperatore".
Eusebio scrive di Giuseppe in HE III, 9,2 elogiativamente: "che fu di gran lunga il più celebre dei Giudei del suo tempo… lo riconoscono non solo i suoi connazionali ma gli stessi romani che a Roma gli eressero una statua e ne stimarono i libri degni delle biblioteche".

"se bisogna chiamarlo uomo"
Nel Contra Apionem I, 232 e 236 di un indovino egiziano Amenofis si scrive che era "un uomo saggio e profetico che sembrava aver partecipato a una natura divina per la sua saggezza e la sua prescienza".
- Giuseppe chiama "divino" ciò che oltrepassa la misura comune
Mosè: "gli egiziani stimano che questo uomo è ammirevole e divino (Contra Apionem I, 279)
- Samuele: appare simile a Dio AJ VI, 33
- Salomone: ha una intelligenza divina AJ VIII, 34; gode di una saggezza divina per tutte le cose, specialmente per provvedere il suo paese di strade" AJ VIII, 187
- Isaia: era riconosciuto da tutti come divino e meravigliosamente veritiero AJ X, 35
- Daniele: acquista presso gli uomini "la confidenza nella sua verità e una reputazione di divinità AJ X, 268. doxan theiotetos

Con l'espressione Giuseppe ha voluto sottolineare l'impressione che Gesù aveva fatto sui suoi contemporanei.

Visto in questa luce, Giuseppe nel testimonium appare come un testimone con qualche simpatia nei riguardi di Gesù e del Battista dei quali parla a proposito di Erode Antipa e di Pilato anche senza supporre una relazione tra di loro, mentre nella tradizione cristiana i due sono strettamente uniti.
(Testo elaborato da eugenio su appunti di M. Piccirillo)

Monday, December 8, 2008

Google Maps e la collezione di Carte del “Palestine Exploration Fund” (ca. 1880)

Nell’ambito del progetto DAAHL (Digital Archaeological Atlas of the Holy Land), servito dal California Institute for Telecommunications and Technology (Calit2), UC San Diego, tra le varie novità offerte ce n’è una veramente sorprendente.

Si tratta di una combinazione della moderna tecnologia presente in “Google Maps” con la ricerca storica espressa nelle carte prodotte dal Palestine Exploration Fund da Claude R. Conder e dalla sua équipe del British Ordnance Survey negli anni '1870 e '1880. Queste carte ormai classiche contengono più di 10000 nomi di località, e sono una risorsa di grande importanza per il periodo Turco in Palestina. Il GAIA Lab della Arizona State University ha convertito i 27 fogli in più di 50000 pezzi che sono stati integrati nella interfaccia interattiva di Google Maps con le solite caratteristiche di navigazione e zoom.






Vista generale della parte centrale della zona interessata alle carte del Palestine Exploration Fund (1880 ca.).








Ingrandimento della regione immediatamente a sud di Gerusalemme (Al-Quds), fin quasi a Betlemme.

Saturday, December 6, 2008

Strumenti per la ricerca di informazioni attraverso Internet, e per la valutazione e la citazione delle risorse elettroniche

 
Utilissima pagina a cura del Prof. Fra Carlo Bottero, OFMConv. Docente di Metodologia scientifica nell'ITA (Istituto Teologico di Assisi) e Direttore della Biblioteca d'Istituto (28.10.2008).

INDICE
Testi introduttivi

Strumenti per la ricerca e risorse informative

Orientamenti generali e aggiornamento sul WWW
Repertori generali di strumenti per la ricerca e risorse informative
Indici web per parola (motori di ricerca)

Repertori, introduzione, valutazione e monitoraggio
Singoli motori di ricerca
   Singoli motori di ricerca italiani
   Meta-indici (interrogazione simultanea e cumulativa di più motori)
   Multi-indici (pagina di accesso a più motori, interrogabili separatamente)

Strumenti di ricerca per il "web invisibile" (risorse informative non segnalate dai motori di ricerca, come i database)
Repertori generali di risorse informative divisi per argomento (directory, subject tree)
Repertori con presentazione o recensione delle risorse
Virtual reference desk e opere di consultazione (non sempre chiaramente distinguibili dalle subject directory)
   Virtual Reference Desk
   Enciclopedie
   Dizionari e risorse linguistiche
   Iconografia, cartografia e geografia
   Risorse per lo studio della storia
   Risorse giuridiche

Servizi di reference e risorse professionali
Fornitura copie di documenti (document delivery) e mediatori dell'informazione (information broker)
Repertori di risorse accademiche
Chiesa cattolica, cristianesimo, teologia, religioni
   Enti
   Subject directory e Virtual Reference Desk
   Opere di consultazione e risorse informative
   Studio della Sacra Scrittura
   Patristica
   Varia (liturgia, diritto, dottrina sociale)
   Francescanesimo
   Biblioteche digitali e testi magisteriali
   Iconografia
   Periodici online
      Abbreviazioni
      Repertori e strumenti di ricerca
      Singole testate
   Tesi

   Risorse per la pastorale
   Insegnamento della religione

Biblioteche digitali (raccolte di documenti elettronici full text)
Archivi digitali Open Access
Repertori di biblioteche e di OPAC
Principali OPAC a livello internazionale
Principali OPAC italiani
   Repertori
   Singoli OPAC e meta-OPAC
   Principali OPAC per la ricerca teologica

Repertori di gruppi di discussione e mailing lists
Periodici elettronici
Liste italiane di periodici
Tesi di laurea e dottorato
Current contents
Repertori case editrici online
Librerie e servizi editoriali online
Istituzioni e associazioni

Strumenti per la valutazione delle risorse informative elettroniche, in particolare online

Strumenti per la citazione delle risorse elettroniche

Saturday, November 22, 2008

Il ministero sacro nel Tempio ebraico e l’abito del sommo sacerdote

Testo estratto dalla Lettera di Aristea a Filocrate, 92-99 (scritto del II sec. aC)
[92] Il ministero dei sacerdoti è incomparabile per il dispiego di forza fisica che richiede e per la disposizione di ordine e di silenzio. Tutti si affannano spontaneamente verso un servizio estremamente faticoso e ciascuno esegue con cura il compito assegnatogli. Senza interruzione prestano servizio, alcuni occupandosi del legname, alcuni dellʼolio, alcuni del fior di farina, altri dei profumi; altri, infine, incaricati della carne dei sacrifici impiegano una notevole forza: [93] afferrano con le mani le cosce dei vitelli che sono di circa due talenti per ciascuna, le sollevano alla giusta altezza con mirabile gesto delle mani e le collocano al loro posto senza sbagliare. Lo stesso accade anche per le pecore e le capre che stupiscono per peso e grassezza. Infatti coloro cui compete scelgono bestie del tutto prive di difetti, notevolmente grasse, e si compie allora lʼoperazione descritta più sopra. [94] Per il loro riposo è disposto un luogo ove siedono quelli che sono in turno di pausa. Trascorso questo, alcuni tra coloro che hanno avuto una sosta si alzano prontamente, anche se nessuno impone loro le modalità del servizio. [95] Vi è un silenzio assoluto, tanto che si potrebbe ritenere che nel luogo non vi sia alcuno, nonostante che gli uomini preposti al servizio siano circa settecento oltre al gran numero di persone che offrono le vittime ma tutto è condotto con rispetto e in maniera degna della grandezza divina.

[96] Un grande stupore ci colse quando vedemmo Eleazar officiare con lʼabito sacerdotale, nella gloria che emanava dallʼabito indossato e dalle pietre che lo adornavano. Vi sono dei campanelli dʼoro intorno allʼorlo che emettono un suono particolare e ai loro lati melograne, bordate di fiori di splendidi colori. [97] Ai fianchi indossava una magnifica ricca cintura tessuta in colori meravigliosi. Sul petto porta quello che è chiamato «lʼoracolo» su cui sono fissate dodici pietre di specie diverse legate in oro con i nomi dei capi delle tribù, secondo lʼordine originario. Ciascuna pietra getta dei bagliori dellʼindescrivibile colore che le è proprio. [98] Sulla testa porta il cosiddetto cidaris e, al di sopra, la inimitabile mitra, il diadema consacrato che porta scolpito in caratteri sacri, su una lamina dʼoro, in mezzo alle ciglia, il nome di Dio pieno di gloria. Egli è stato giudicato degno di usare questi oggetti durante il culto. [99] La visione dʼinsieme di tutto ciò incute timore e sconcerta, tanto che si può credere di essere andati in un altro mondo fuori dal nostro e sostengo che chiunque andrà a vedere quanto ho descritto sarà colpito da stupore e meraviglia indicibile e il suo intimo sarà scosso dallo stato di santità di ogni cosa.


Questa immagine (come quelle del post precedente) è tratta da: Living in the Time of Jesus di Peter Connolly (1983): “Le vesti dei sacerdoti e quelle del sommo sacerdote in particolare”.

Wednesday, November 5, 2008

L’ellenismo “cacciato dalla porta rientra dalla finestra”

La rivolta maccabaica si pose come scopo di combattere l’ellenizzazione forzata e di difendere le patrie tradizioni. I componenti della dinastia asmonea incominciano presto, ciò nonostante, a portare nomi greci in aggiunta ai loro nomi ebraici o in luogo di essi (Giovanni Ircano, Aristobulo, Alessandro Ianneo, Salome Alessandra…)!


Un po’ più complicata la dinastia erodiana…

Wednesday, October 29, 2008

David Roberts pittore digitalizzato

È possibile vedere on line, in discreta risoluzione (1024x817 px), la raccolta completa delle famose cromo-litografie del pittore inglese David Roberts sulla Terra Santa, disegnate nel 1839 e pubblicate nel 1842, nella raccolta della Library of Congress. Digitare: "david roberts holy land". Risultato: 127 immagini. Cerca il soggetto desiderato, clicca sul titolo, clicca sull’immagine piccola nella nuova pagina, clicca di nuovo su: “higher resolution version", registra col nome.
Esempio:

David Roberts, [Calvary] Jerusalem April 10th 1839

In ricordo di Michele Piccirillo (1944-2008)

 

“Canteranno il cantico di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell'Agnello”
(Apc 15,3).

Scrivi/vedi i messaggi
 

Wednesday, October 22, 2008

Risorse web per scrivere *facilmente* in Arabo, Greco e Ebraico

L’internet offre utili risorse per facilitare la scrittura di diverse lingue non facili da scrivere con caratteri Unicode. Puoi scrivere direttamente nel browser senza necessità di tastiere speciali e copiare il risultato nel testo che stai elaborando. Il risultato sarà ugualmente valido per tutte le piattaforme: MAC, Windows, Unix… non importa.

Arabo. Scrivi l’arabo come si pronuncia ed ottieni un testo in veri caratteri arabi che puoi usare dovunque:



Greco. Scrivi il greco con caratteri latini (e accenti come in BETA-code) e ottieni un perfetto greco politonico:




Ebraico. Scrivi in una speciale tastiera (plug-in di Firefox), cerca nei testi ebraici (Bibbia, Mishnah, Talmud) e copia quello che ti serve. Il testo biblico è dato anche con le vocali:

Wednesday, October 15, 2008

Lo sviluppo di Gerusalemme nei secoli: popolazione e superficie

 




Basato su: Shanks H., Jerusalem, New York 1995, p. 123 - cf. S. Loffreda, Topografia di Gerusalemme, 1998, p. 10).

Tuesday, October 14, 2008

Chi ha dominato il Medio Oriente nel corso della storia?

Egiziani, Assiri, Babilonesi, Persiani, Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Franchi, Turchi, Europei, Americani… Seguendo questo link (Imperial History of the Middle East) vedrai passare 5000 anni di storia in 90 secondi. Si può scaricare anche il file in differenti formati.

Friday, October 10, 2008

Caricatura…

Jerusalem • Visio Pacis ed 'eugenio' hanno avuto l’onore di una bella… caricatura (fai clic sull’immagine per ingrandirla).
Grazie, Alejandro.

Wednesday, October 8, 2008

Iniziato il Corso di Storia Biblica

Un po’ in situazione di emergenza terrò quest’anno, nel primo semestre, il corso di Storia Biblica di padre Michele Piccirillo (al quale tutti auguriamo di rimettersi presto in buona salute).

Ad uso degli studenti, segnalo una pagina certamente utile per loro. Palestina nel I secolo dopo Cristo di Gianluigi Bastia

Tra le fonti letterarie la cui lettura deve accompagnare quella della Bibbia eccellono naturalmente le opere Giuseppe Flavio. I lettori italiani ne possono ottenere il testo, in formato elettronico, nella pagina indicata.

Addendum: Nel Sito ufficiale degli scavi di Magdala è riportata per intero anche l’Autobiografia.

Sunday, June 1, 2008

Corso previsto per l’anno prossimo (a.a. 2008-2009)

“Luoghi di culto e luoghi di memoria nel Cristianesimo dei primi secoli in Terra Santa” (secondo semestre).
Descrizione: Alla ricerca delle tracce recuperabili della formazione e del primitivo sviluppo delle memorie cultuali sui luoghi biblici cristiani da parte della comunità cristiana del paese. Interesse dimostrato per la Terra Santa da parte di persone provenienti da altri luoghi. Testimonianze archeologiche e letterarie.
STUDIUM BIBLICUM FRACISCANUM - JERUSALEM
Facoltà di Scienze bibliche e Archeologia della Pontificia Università “Antonianum” - Roma
PROGRAMMA PER L’ANNO ACCADEMICO 2008-2009

Saturday, April 12, 2008

I vescovi di Gerusalemme provenienti “dalla gentilità”, ed in particolare Narciso

Libro V, Cap. 12: Narciso, quindicesimo tra i vescovi di Gerusalemme “dalla gentilità”
[1] In questo tempo nella Chiesa di Gerusalemme si segnalò il vescovo Narciso, il cui nome ha conservato larga risonanza. Egli fu il decimoquinto nella successione episcopale, dopo l'assedio che subirono i Giudei da parte di Adriano. Da quel momento, l'ho già notato, la Chiesa di Gerusalemme, prima formata da circoncisi, venne ad essere costituita da etnico-cristiani; e ne fu primo vescovo Marco, di provenienza etnico-cristiana.
[2] A Marco, come appare dalle liste dei vescovi di Gerusalemme, successe Cassiano, poi Publio, Massimo, Giuliano, Gaio I, Simmaco, Gaio II, poi un altro Giuliano; seguirono Capitone, Valente, Dulichiano, ed infine Narciso, trentesimo nella scala della successione a contare dagli Apostoli.
[7] A Severo, che aveva tenuto lo scettro imperiale per diciotto anni, successe suo figlio Antonino. In quel tempo fra coloro che nella persecuzione si erano comportati da prodi e che, nonostante le lotte sostenute per la confessione della fede, dalla divina Provvidenza erano stati conservati in vita, c'era un certo Alessandro, di cui abbiamo detto testè ch'era vescovo della Chiesa di Gerusalemme. Egli nel confessare la fede si era talmente distinto che fu stimato degno di occupar quella sede vescovile, pur essendo ancora tra i vivi Narciso, suo predecessore.

Libro VI, Cap. 9: Miracoli di Narciso
[1] I fedeli di quella Chiesa ricordano parecchi miracoli di Narciso, la cui notizia è pervenuta di generazione in generazione attraverso la tradizione dei fratelli. Tra gli altri narrano anche il seguente prodigio da lui compiuto.
[2] Una volta durante la grande vigilia di preparazione alla Pasqua - così si racconta - era venuto a mancare l'olio ai ministri e per questo tutta la moltitudine era in preda a penosa inquietudine. Narciso ingiunse allora a quelli che apparecchiavano le lucerne che attingessero acqua [da un pozzo] e che gliela portassero.
[3] L'ordine fu subito eseguito: egli pregò sull'acqua e, animato da una fede veramente sincera nel Signore, comandò che la si versasse nelle lucerne. Anche questo fu fatto, e contro ogni legge, per divina e stupenda virtù la natura dell'acqua si convertì nella pinguedine dell'olio. Per lungo tempo da allora e persino ai dì nostri, molti dei fratelli di quel luogo conservarono un po' di quest'olio in ricordo del miracolo.
[4] Della vita di quest'uomo si riferiscono altri fatti ancora degni di memoria, tra i quali uno che era espongo. Certi individui malvagi, mal potendo sopportare la sua dirittura di vita e la sua fermezza, per tema che, còlti, non avessero a pagare il fio delle numerose iniquità, di cui erano consapevoli, preventivamente gli tesero un'insidia e gli mossero un'orrenda calunnia.
[5] Per meglio conciliarsi la fede degli ascoltatori confermarono con giuramenti le accuse: uno s'imprecò la morte per fuoco, l'altro la consumazione del suo corpo per morbo esiziale e il terzo la perdita degli occhi. Tuttavia, nonostante i giuramenti, nessuno dei fedeli volle credere ad essi, perché la purezza di Narciso sotto ogni aspetto illibata e la sua condotta tutta adorna di virtù risplendevano agli occhi di tutti.
[6] Ma il vescovo, non reggendo a quelle infamanti tacce e d'altronde già da lungo desideroso di darsi alla vita filosofica [ascetica]. abbandonò la sua gente e la sua Chiesa; e per parecchi anni visse nei deserti e nei luoghi sconosciuti.
[7] Ma il grande occhio della giustizia non rimase, no, indifferente e chiuso su quanto si era commesso. Ben presto gli empi precipitarono in quei mali che, spergiurando, si erano imprecati sul loro capo. Al primo, di notte, una piccola scintilla, senza che apparisse nessuna causa, inopinatamente cadde sulla casa, dove dimorava, bruciò questa totalmente, ed egli' con la sua famiglia vi perì tra le fiamme. Il secondo fu devastato dalle piante dei piedi alla testa dal morbo, che si era chiamato addosso.
[8] Il terzo al vedere i casi succeduti ai primi, paventando l'ineluttabile vendetta di Dio onniveggente, confessò davanti a tutti gl'iniqui disegni da loro concertati e nel suo pentimento si consumò in tanto dolore di gemiti, effuse senza interruzione tanto pianto che da entrambi gli occhi perdette la vista. Queste furono le pene che essi scontarono a castigo delle loro calunnie.
Cap. 10: Fuggito Narciso, ed essendo assolutamente ignoto il luogo dove si trovasse, sembrò opportuno ai capi delle Chiese vicine di imporre le mani ad altra persona per la consacrazione episcopale. Il prescelto portava il nome di Dios; governò breve tempo e successe a lui Germanione, al quale poi tenne dietro Gordio. Sotto quest'ultimo ecco riapparire come redivivo Narciso. I fratelli lo pregarono di rioccupare il seggio episcopale, avendo tutti verso di lui la più alta ammirazione per il suo nascondimento, per la sua vita filosofica e specialmente per il fatto che Iddio s'era degnato di farsi suo vindice.

Libro VI, Cap. 11: Il vescovo Alessandro di Cappadocia
[1] Ma non potendo Narciso per la sua tarda vecchiaia disimpegnare il suo ministero, la divina Provvidenza, per mezzo di una rivelazione in una visione notturna, chiamò a condividere con lui le cure del pontificato il summentovato Alessandro, ch'era vescovo di un'altra Chiesa.
[2] Ammonito dunque da questa visione, come da un oracolo, egli intraprese il viaggio dalla Cappadocia, dove prima era stato elevato alla dignità episcopale, alla volta di Gerusalemme per pregare e visitare i luoghi santi. Gli abitanti di là lo accolsero con ogni cortesia e non gli permisero di ritornare al suo paese. Era succeduta un 'altra rivelazione che essi avevano percepito nel riposo notturno: una voce, bene avyertita dai più virtuosi, aveva intimato di uscire dalle porte e di accogliere il vescovo che Dio a loro destinava. Essi fecero così e, di comune accordo coi vescovi che governavano le Chiese vicine, costrinsero per forza Alessandro a rimanervi.
[3] Alessandro stesso nelle Lettere agli Antinoiti conservateci tuttora, ricorda questa circostanza, vale a dire che Narciso condivide l'episcopato con lui; infatti alla fine della sua epistola scrive testualmente cosl:
«Vi saluta Narciso, che prima di me tenne la sede episcopale di qui ed ora mi coadiuva con le sue preghiere - ha cento e sedici anni - e vi esorta come me alla concordia ».

Libro VI, Cap. 20: Una delle fonti di Eusebio: la “biblioteca” di Èlia
[1] In quest'epoca fiorirono molti ecclesiastici cospicui per sapere. Le lettere, che si scambiarono, ci sono tuttora conservate e sono facili ad essere compulsate: esse sono state custodite sino a noi nella Biblioteca di Elia [Gerusalemme] costituita per iniziativa di Alessandro, che allora reggeva quella Chiesa. È di là che ho potuto raccogliere il materiale storico per la trattazione, a cui ho messo mano.

Tuesday, March 18, 2008

Fonti topografiche su Aelia Capitolina

 
La fondazione di Aelia (città romana) in luogo di Gerusalemme (città ebraica) segnò una svolta determinante nella storia della Città Santa.

Cronicon Paschale, a.119 d.C. (PG 92, 613-616)
Consolato II di Elio Adriano Augusto e Rusticio. Durante il loro consolato, siccome i giudei tumultuavano, venne Adriano in Gerusalemme e prese prigionieri i Giudei … Quindi demolendo il loro santuario che era in Gerusalemme, costruì due bagni pubblici, un teatro, un edificio a tre nicchie, un tetraninfeo, un dodecapilo, che prima era chiamato la “gradinata”, e una piazza quadrata. Inoltre divise la città sotto propri capi-quartieri a ciascuno dei quali era assegnato un quartiere, e ancora oggi ogni quartiere è chiamato con il nome di quel capo-quartiere. Finalmente impose alla città il suo nome, chiamandola Èlia, giacché egli si chiamava Elio Adriano.


Epifanio di Salamina, De mensuris et ponderibus 14 (PG 92, 613-616)
[L’imperatore Adriano (117-138 d.C.) durante il suo viaggio in Oriente] trovò Gerusalemme completmente rasa al suolo e il tempio di Dio calpestato, ad eccezione di alcune poche case e della chiesa di Dio che era piccola. È là dove i discepoli erano saliti nella sala superiore al loro ritorno dal monte degli Olivi, quando il Signore fu assunto in cielo. Infatti si trovava costruita in quella parte del Sion che era stata risparmiata dall distruione, cioè una parte delle case sparse qua e là sul Sion e sette sinagoghe che sole rimasero al Sion, come tuguri. Una di esse rimase fino al tempo del vescovo Massimo (333-348) e dell’imperatore Costantino (306-337), come una capanna nella vigna, come sta scritto.



Bibliografia:
D. Bahat, The Illustrated Atlas of Jerusalem, Jerusalem 1990.
F.-M. Abel, “Histoire monumentale de Jérusalem, de Titus à nos jours”, Jérusalem nouvelle, 875-902

Saturday, March 15, 2008

Ancora Eusebio sui vescovi “della Circoncisione”

Una delle fonti più autorevoli di cui si è servito Eusebio di Cesarea nel tracciare la sua “Storia Ecclesiastica” è Egesippo. Si tratta di uno scrittore giudeo-cristiano del secondo secolo al quale dobbiamo diverse preziose notizie sulla chiesa primitiva. Malauguratamente quello che sappiamo di lui e delle sue opere lo sappiamo solo tramite Eusebio.

Libro IV, Cap. 22: La testimonianza di Egesippo
[1] Nei cinque libri delle Memorie giunti sino a noi, Egesippo ci ha lasciato un documento perfetto e completo delle sue convinzioni religiose. Ivi ci dice che durante il viaggio da lui intrapreso per recarsi a Roma, ebbe relazione con moltissimi vescovi e presso di tutti trovò sempre la stessa e identica dottrina. Dopo aver parlato alquanto intorno alla lettera di Clemente ai Corinti, aggiunge altre nonotizie. È bene che lo ascoltiamo.
[2] «La Chiesa di Corinto perseverò nella retta fede sino allo episcopato di Primo. Navigando verso Roma, potei avvicinare quei di Corinto, e m'intrattenni con essi parecchi giorni: oh, il bel conforto che ricevemmo a vicenda dal riscontrare la purezza della dottrina!
[3] «Venuto a Roma, elaborai l'ordine di successione fino ad Aniceto, di cui era diacono Eleuterio. Ad Aniceto successe Sotero, e a Sotero, Eleuterio. In ogni successione e in ogni città tutto procede a norma di ciò che insegnano la Legge, i Profeti e il Signore».

[4] Il medesimo Egesippo fissa le origini delle eresie che imperversarono ai suoi tempi, con queste parole:
«Dopo che Giacomo il Giusto fu martirizzato come il Signore per la stessa predicazione, fu costituito vescovo [di Gerusalemme] un figlio d'uno zio del Salvatore, Simone di Cleofa: lo prescelsero con consenso unanime, perché egli era cugino del Signore. La Chiesa era allora chiamata vergine, perché non contaminata da dottrine bugiarde.
[5] «Fu Tebutis che, impermalitosi di non essere stato eletto vescovo, cominciò a spargere in mezzo al popolo la corruzione, seminando le teorie delle sette fazioni giudaiche, cui egli apparteneva. Sempre da esse, uscirono fuori Simone, capo dei Simoniani; Cleobio, capo dei Cleobiani; Dositeo, capo dei Dositeani; Gorteo, capo dei Gorteani, e i Masbotei. Questi poi originarono i Menandrianisti, i Marcionisti, i Carpocratiani, i Valentiniani, i Basilidiani, i Saturniliani, i quali, ognuno per proprio conto, sciorinarono le proprie opinioni particolari.
[6] « Vi provennero pure pseudo-cristi, pseudo-profeti, pseudo-apostoli, i quali, coi loro discorsi malvagi contro Dio e il suo Cristo, scissero l'unità della Chiesa ».

[7] Il medesimo scrittore rammenta anche le antiche Sette, che furono presso i Giudei. «Nella Circoncisione, tra i fIgli di Israele queste erano le Sette differenti tra loro, ostili a Cristo e alla tribù di Giuda: gli Esseni, i Galilei, gli Emerobattisti, i Masbotei, i Samaritani, i Sadducei, i Farisei».
[8] Scrive ancora moltissime altre cose, che in parte ho già ricordato, inserendole secondo l'opportunità delle circostanze nella mia Storia.
Cita il Vangelo degli Ebrei e il Vangelo siriaco [aramaico]; riporta particolarmente dalla lingua ebraica, facendoci arguire d'esser venuto alla fede cristiana dal giudaismo; e riferisce altre cose continuando a riferirsi alla tradizione orale giudaica.
[9] Non solamente Egesippo ed Ireneo, ma tutto il coro degli antichi, chiamano i Proverbi di Salomone: Sapienza maestra di ogni virtù. Trattando poi dei cosiddetti·apocrifi, [Egesippo] assicura che alcuni di essi furono composti ai suoi tempi, da eretici. Ma è ora che si passi ad altro.


I testi sono presi da: Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica e i Martiri della Palestina, testo greco con traduzione e note di Mons. Giuseppe Del Ton, Desclée & C. Editori Pontifici, Roma - Parigi - Tournau - New York 1964.

Vedi anche: F. Manns, “La liste des premieres évêques de Jérusalem”, in Early Christianity in Context. Monuments and Documents (SBF Collectio Maior 38), a cura di F. Manns - E. Alliata, Jerusalem 1993, 419-429.

Saturday, March 1, 2008

La fuga a Pella, città della Decapoli

“Infatti quando la città (di Gerusalemme) stava per essere conquistata dai Romani, tutti i discepoli ricevettero da un angelo il comando di emigrare dalla città che stava per essere distrutta dalle fondamenta. Ed essi, diventati emigranti, abitarono nella sopraddetta città di Pella, otre il Giordano, in quanto è detta stare nella Decapoli. Dopo la distruzione di Gerusalemme, essendo ritornati, come fu detto, compirono grandi prodigi.”

Epifanio, De Mensuris et Ponderibus, XV.

Nelle foto: Resti cristiani del V sec. dC ritrovati negli scavi archeologici di Pella. (come al solito, cliccare per ingrandire)

1) (a sinistra) Lastra di marmo con la Fenice (simbolo di Cristo) e altri elementi pure appartenenti al simbolismo cristiano antico.
2) (a destra) Frammento sbalzato in piombo con il Calvario e il Sepolcro (sopra) e l'entrata di Gesù in Gerusalemme sopra un asino (sotto).

Monday, February 25, 2008

Che cosa sappiamo della famiglia di Gesù a Nazaret?

 
Lo storico giudeo-cristiano Egesippo (seconda metà del II secolo) ricorda alcuni parenti di Gesù, nipoti di Giuda, l'ultimo dei figli di Giuseppe secondo la carne, in occasione di una persecuzione al tempo dell’imperatore Domiziano (81-96 d.C.). Il testo è riportato da Eusebio di Cesarea nella Storia Ecclesiastica, III, 19.20:

«Un’antica tradizione riferisce che, quando lo stesso Domiziano comandò di sopprimere i discendenti di Davide, alcuni eretici denunciarono anche i discendenti di Giuda, che era fratello carnale del Salvatore, come appartenenti alla stirpe di Davide e alla parentela di Cristo stesso. Egesippo riporta queste notizie, dicendo testualmente:
Della famiglia del Signore restavano ancora i nipoti di Giuda detto fratello suo secondo la carne, i quali furono denunciati come appartenenti alla stirpe di Davide. Il soldato li condusse davanti a Domiziano Cesare, poiché anch’egli, come Erode, temeva la venuta di Cristo. Ed egli chiese loro se erano discendenti di Davide e ne ebbe la conferma. Chiese allora quante proprietà e quanto denaro avessero. Essi risposero che avevano in totale novemila denari, metà per ciascuno, e dicevano di non averli in contanti, ma che erano il valore di un terreno di trentanove pletri, di cui pagavano le tasse e di cui campavano, coltivandolo essi stessi. E gli mostrarono le mani, testimoniando il loro lavoro personale con la rudezza dei corpo e i calli formatisi sulle mani per la continua fatica. Interrogati su Cristo e il suo regno, sulla sua natura, il luogo e il tempo in cui si sarebbe manifestato, risposero che il suo regno non era di questo mondo né di questa terra, ma celeste e angelico, e che si compirà alla fine deí secoli, quando Cristo verrà nella gloria a giudicare i vivi e i morti e renderà a ciascuno secondo le sue opere. Allora Domiziano non inflisse loro nessuna condanna, ma li disprezzò giudicandoli di poco conto, li lasciò andare, e con un editto fece cessare la persecuzione contro la chiesa. Una volta liberati, essi furono a capo delle chiese come testimoni e insieme parenti dei Signore, e ritornata la pace rimasero in vita fino a Traiano.»

L’episodio sottolinea la condizione sociale dei familiari di Gesù, contadini che vivevano del duro lavoro di ogni giorno, e il loro posto a capo della chiesa. Giulio Africano (250 ca) ricorda che i discendenti di Gesù “dai villaggi giudaici di Nazaret e Kochaba si erano sparsi nelle varie regioni” conservando gelosamente i ricordi di famiglia (Eusebio, Storia Ecclesiastica, I, 7).

Nella foto, sopra: Vasca nella chiesa della Nutrizione a Nazaret.

Durante la persecuzione di Decio (249-251 d.C.), in Asia Minore fu portato in giudizio, perché cristiano, Conone. Il martire dichiarò in tribunale: “Sono della città di Nazaret in Galilea, sono della parentela di Cristo a cui presto culto fin dai miei antenati” (B. Bagatti, Excavations in Nazareth, Jerusalem 1969, Vol. I, p. 16).

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